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Come promesso tempo fa a Lucia, eccoci arrivati a uno dei pilastri dei cartoni animati giapponesi. Dopo aver parlato di anime sportivi, approdiamo a quelli “di menare” tanto famosi negli anni ’80: Kenshiro. Come è ormai scontato, il cartone è tratto dall’omonimo manga. La storia si svolge in un mondo post disastro atomico, dove le leggi del vivere civile non esistono più, ma solo la regola del più forte. Cibo e acqua scarseggiano, la schiavitù è tornata di moda e i più deboli sono alla mercè di gruppi più o meno intelligenti di delinquenti. In questo roseo panorama tutto ciò che più dare una certa stabilità è la sopravvivenza di diverse scuole di arti marziali, una delle quali e probabilmente la più famosa e potente è quella di Hokuto (per esteso: La Divina Scuola di Hokuto), di cui Ken è il legittimo successore per linea di sangue assieme al fratello Hyou.

Il carattere del nostro protagonista subirà un’evoluzione durante lo svolgersi della storia, tanto a livello caratteriale (la storia inizia con un Ken 20enne e termina circa 10 anni dopo), quanto a livello fisico (inizialmente assomiglia più a Bruce Lee, mentre sul termine ricorda più un fratello di Stallone). Il segno di riconoscimento che lo contraddistingue sono le sette ferite ricevute dopo un combattimento contro Shin che gli aveva fregato la ragazza, Julia. Tali ferite formano la costellazione dell’Orsa Maggiore, simbolo della scuola di Hokuto. Ma ciò che più risalta del nostro eroe sono i suoi modi riservati e pacati, l’aria pacifica e l’apparente distacco da ciò che lo circonda; caratteristiche nettamente in contrasto con il Ken in versione incazzata, che fa maledire ai suoi nemici di essere sopravvissuti al disastro atomico. Non solo i suoi vestiti vanno in mille pezzi, ma i muscoli si pompano all’istante (mutazione da radiazioni oppure nel futuro avranno degli steroidi da far invidia i cavalli?), gli si drizzano i capelli e sul viso gli si forma uno sguardo da pazzo assassino. Ovviamente una delle prime cose che verrebbe da chiedersi è: come fa Ken a buttare una maglietta a episodio e a ritrovarla sempre uguale in un mondo in cui si e no se si riesce a bere acqua potabile? Ma arrivati fino a qui, avremo tutti capito che davanti agli anime, queste domande non si pongono.

Come arriva il protagonista a meritarsi l’appellativo di “Salvatore del secolo”? In realtà tutto quello a cui mirava era salvare Julia, sposarla e vivere felici e contenti in pace in qualche angolo remoto del mondo. Grazie a Shin che gli uccide la donna, il suo bel progettino se ne va a puttane e Ken decide così di iniziare a girare per il mondo a rompere il culo ai cattivoni. Essere l’erede della scuola di Hokuto, ovviamente, gioverà molto al suo scopo. Egli arriverà alla piena consapevolezza del suo corpo, imparerà tutte le tecniche segrete dei suoi antenati e ci fomenterà la vita quando, con la sola pressione di quelli che lui chiama punti vitali, lascerà 10 secondi di vita agli avversari per il gusto di dirgli “tu sei già morto!” per poi vedere le loro teste esplodere (quanto volte ci siamo gasati alla vista di questa scena?), ma soprattutto agli urletti alla Bruce Lee di quando colpiva così velocemente che sembrava avesse mille mani: estasi da combattimento allo stato puro (la tecnica, per l’appunto, si chiamava i 100 punti distruttivi di Hokuto).

Ma chi sono i nemici più temuti?

Primo fra tutti metto Raoul. Soprannominato “il Re” e suo fratellastro. Rosica perché il loro padre ha nominato Ken, il più piccolo dei quattro figli adottivi, erede della loro scuola (Kenshiro significa proprio “quarto figlio del pugno”), perché aveva capito che Raoul era un tipo violento con smanie di potere e infatti prende e uccide Ryuken, il caposcuola. Non possiamo dire che non sia forte visto che in più di un’occasione pareggia se non addirittura supera in forza Ken; e neppure che sia totalmente cattivo visto che in alcune occasioni lo vediamo concedere degli sconcertanti slanci di generosità.

Troviamo poi il già citato Shin, della sacra scuola di Nanto, che è talmente pieno di sé da voler costruire un impero e si era fissato che la regina doveva essere Julia. All’epoca Ken era una persona veramente tanto mite e non gliene fregava nulla della gente che soffriva o che veniva pestata, lui aveva Julia e il resto veniva da sé. Dopo essere stato torturato e aver visto la sua donna andarsene via con Shin pur di non farlo morire, nasce in lui quella sana dose di violenza che lo porterà a polverizzare tutti quelli che si metteranno sul cammino che lo porterà alla vendetta del tutto inutile, perché una volta arrivato al palazzo del suo ormai potentissimo nemico, egli gli rivela che Julia per l’orrore dei suoi crimini si è suicidata.

Altro fratellastro molto affabile di Ken è Jagger che impazzisce appena viene a sapere che suo padre non gli ha lasciato la guida della scuola di Hokuto. Si autoinfligge le “stelle di Hokuto” sul petto per fare casino in giro e screditare il fratello. Venutolo a sapere, Ken indossa i vestiti (o meglio i non vestiti visto che vanno in mille pezzi) dell’incazzato e lo fa secco.

Souther è il rivale alla nomina a Imperatore di Raoul. Umilia Ken in duello e lo riduce quasi in fine di vita. Lo lascia marcire in carcere finché non sarà proprio l’inaspettato Raoul ad aiutarlo ad evadere e a curarlo. Dopo essersi rimesso in sesto, Ken scopre il segreto di Souther che lo rendeva quasi invincibile: ha gli organi al contrario, ecco perché i colpi segreti “che fanno esplodere” con lui non funzionano. Sfruttando tale conoscenza, al secondo tentativo Ken spaccherà il culo anche a quest’ultimo nemico.

Dopo quest’ultima lotta il nostro beniamino viene avvicinato da un gigante che gli rivela che Julia è ancora viva e che ella è in realtà l’ultimo guerriero di Nanto. A Ken non pare vero e fa di tutto per andare a recuperla. Affronta Raoul in un duello finale (a mio avviso il più bello di tutta la storia del cartone animato) in cui vedremo la tecnica più bella di quelle di Hokuto: Trasmigrazione attraverso Satori, ovvero le anime morte in battaglia danno forza a Ken per uccidere il suo odiato fratello. Morto il “cattivo dei cattivi”, il nostro guerriero prende la sua amata e finalmente se ne può andare a stare per i fatti suoi e fanculo gli affamati e i poveracci!

In realtà c’è un altro pezzo di storia che si svolge dieci anni dopo e che vede nemici di personalità e calibro minore. Diciamo che quella che è considerata la seconda serie non ha il mordente della prima. Troviamo sicuramente un Ken in gran forma, e i suoi amici Lyn e Bart sono cresciuti e hanno formato un gruppo di resistenza contro Jago, il cattivone che tiene sotto scacco la scuola di Cento. C’è il rapimento di Lyn sull’isola dei tre demoni, Ken deve uccidere i demoni, li uccide, fa il culo ai cattivoni, Lyn e Bart ci lasciano intuire che si mettono insieme e Ken decidere di fare lo spaccaculicattivi a tempo pieno in giro per il mondo.

Tante sono le citazioni ai cartoni e film dell’epoca, anche come semplici citazioni visive. Nella seconda stagione, ad esempio, ci sono due personaggi che ricordano molto Ivan Dragon (Rocky IV) e Freddy Mercury (Queen). Come già detto prima, le somiglianze di Ken con Bruce Lee (prima) e Stallone (dopo) sono volute, come anche i tratti di Raoul riprendono quelli di Schwarzenegger, tutti attori molto famosi in quegli anni. Le ambientazioni poi ricordano molto quelli dei western anni ’70-’80.

Ma dove va ricercato il successo di questo cartone? Personalmente uno dei fattori che ammiravo tanto da piccola era che il “buono” non era imbattibile, i cattivi potevano ed effettivamente erano più forti di Kenshiro. Era uno dei motivi per cui Yattaman mi piaceva ma alla lunga mi annoiava: i buoni vincono sempre i cattivi sempre perdono. Badate bene anche qui alla fine, ma è una conquista da parte del guerriero buono. Egli passa per torture, la prigionia, allenamenti massacranti, la perdita di amici per arrivare al proprio miglioramento personale, per raggiungere la forza che gli occorrono per sconfiggere chi fa del male. Il bene non è scontato sia più forte del male e, infondo, ciò che realmente muove Ken è la vendetta, non tanto la voglia di giustizia. In un cartone animato per bambini, non sono elementi da sottovalutare.

Vi lascio con la sigla introduttiva integrale, altro momento di vero fomento da ragazzini (e non!). Chi di voi non l’ha cantata almeno una volta da grande??