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Visto che abbiamo inaugurato la categoria “Still on air” e su gentile insistenza di una delle mie mentori per quanto riguarda i telefilm, parleremo di True Blood. Anzitutto direi che obbligatorio ringraziare il buon fato o semplicemente il buon senso per aver fatto produrre questa serie televisiva alla HBO: lo stesso prodotto riempito di tagli, censure e linguaggi riservati a minori di 16 anni si sarebbe trasformato in una cagata pazzesca.

La storia è basata su un ciclo di romanzi e parla di vampiri, come è giusto che sia vista la moda dilagante degli ultimi anni. Il bello di True blood è che non parla di adolescenti con turbe psichiche, o di vampiri centenari con l’aspetto di eterni 17enni. Non c’è neppure l’immagine classica del vampiro gotico. In realtà gli sceneggiatori si sono divertiti un mondo a riprendere tante idee da Twilight e dai classici della letteratura vampiresca e denigrarli, citarli senza prendersi troppo sul serio. Già dalla sigla iniziale si presenta come il “cattivo ragazzo” della televisione che vuole “fare cose cattive”.

Le immagini sono state girate veramente in Lousiana (dove si trova anche la fittizzia Bon Temps, l’ambientazione del telefilm) e disegnano alla perfezione il contesto della storia: un luogo dove anche il più figlio di puttana si dimostra un timorato di Dio che dorme con il fucile caricato sotto al cuscino, il tutto senza troppi problemi e senza qualche tentennamento etico, ma solo per far capire che là così si fa e basta! Ciò che cerca di comunicare è proprio l’estremismo contrastante tra integralismi religiosi, sfocianti spesso in superstizione, e l’enorme energia sessuale che arriva molte volte fino alla depravazione durante il corso della storia.

Il clima è di intolleranza verso tutto ciò che è diverso, in circostanze in cui si vede che le persone nere sono appena appena state accettate dopo anni di violenze razziali.

A rendere la vita dura ai “bravi” cittadini di Bon Temps ci si mette l’arrivo di Bill Compton, un vampiro che cerca di viversi in tranquillità e nella sua terra natale l’uscita allo scoperto delle creature delle tenebre. Al Merlotte’s (il grillhouse del paese) incontra con Sookie Stackhouse (sì la protagonista in pratica si chiama “Succhia Lacasadellabistecca” e ci mancava solo “al sangue”…), una ragazza del posto con la capacità di leggere la mente di tutti, eccetto che dei vampiri. Avendo sempre vissuto questa sua capacità come un handicap (e andatele a dire di no), trova conforto di poter finalmente parlare con qualcuno senza sentirsi la testa affollata dai pensieri di chi gli sta davanti. Questo incontro è il fulcro per quello che sarà il filone principale della storia, da cui partiranno tante altre piccole sottotrame con protagonisti i cittadini e i vampiri della Louisiana. Conosceremo Eric, lo sceriffo della zona, e la sua progenie Pam. Jason, il fratello di Sookie il classico tipo belloccio, stupido che pensa solo a scopare, Tara, la sua migliore amica della protagonista tanto dura quanto fragile e l’eccentrico cugino gay Lafayette.

Piccola curiosità: la maggior parte dei protagonisti principali non è americana, ma recitano tutti quanti con un ottimo e spiccato accendo degli stati del sud.

Eric, Sookie, Bill

L’idea innovativa sta nel parlare di vampiri che prendono la decisione di non vivere più nell’ombra grazie alla creazione giapponese del sangue sintetico, chiamato per l’appunto True blood, che permette loro di nutrirsi senza uccidere nessuno. La convivenza tra le due razze, come si potrà intuire, non è facile: tra la paura per questi esseri infinitamente più forti, le leggende che circolano sul loro conto (e a tal proposito scopriamo che la maggior parte delle credenze sui vampiri sono state messe in giro proprio da loro) e alcuni personaggi che non sono proprio felici di questo “outing”. Scopriamo che il popolo dei vampiri ha un’organizzazione: ministri, portavoce, re, regine, sceriffi e quella che viene chiamata genericamente “l’Autorità” che dovrebbe rappresentare l’organo supremo.

Anche la cosiddetta “mitologia” di True blood è abbastanza originale su certi fronti visto che sforna lupi e pantere mannare, mutaforma, fatine di luce e streghe tutti nella stessa serie televisiva. I mutaforma sono esseri umani che possono trasformarsi in qualsiasi animale a cui si sentono affini e da cui prendono ispirazione per scegliere le proprie sembianze; differiscono dal lupo mannaro che invece si trasforma solo in lupo e si sente superiore al semplice mutaforma, si raggruppano in branchi (guidati da un lupo Alfa) e hanno una forza fisica superiore. Le pantere mannare invece crescono isolate e sono in via di estinzione (sono considerate una razza pura perché nascono solo se entrambi i genitori sono a loro volta pantere mannare) e per questo motivo cercano di riprodursi anche tra consanguinei. Non brillano in intelligenza, tanto che si può dire che conservano il loro istinto animale anche quando assumono le sembianze umane.

La lotta per l’uguaglianza dei diritti dei vampiri ricorda moltissimo le numerose lotte contro la discriminazione di tutte le minoranze, anche se sono un gran numero i richiami ai motti della comunità LGTB: “God Hates Fangs” (Dio odia le zanne) è molto simile a “God Hates Fags” (Dio odia i froci) realmente comparso in alcuni stati dell’America del sud, oppure Coming Out of the Coffin” (Uscite fuori dalle bare) ricorda “Coming Out of the Closet” (Uscire allo scoperto).

Tanto ha fatto discutere la violenza, lo splatter, le numerose scene di nudo e la perversione non troppo velata di molte scene. È per questo che all’inizio di questo articolo elogiavo la scelta di trasmettere sull’HBO (che dopo il successo di Six Feet Under non si è fatta sfuggire l’occasione di produrre un’altra sceneggiatura di Alan Ball) perché è una rete che pensa al prodotto, soprattutto se promette essere un buon prodotto, piuttosto che all’ipocrita perbenismo dedito alla censura che vieta pistole puntate alle tempie, parolacce, scene di nudo dove non solo non sono gratuite ma anche completamente giustificate come mezzo narrativo. Non mi è capitato, ma so di serie televisive d’azione in cui i protagonisti non possono dire parolacce più gravi “CAVOLO!”…bhè devo dire molto reale come cosa! In True blood questo problema non si pone neanche: qui vampiri ed esseri umani non fanno sesso ma scopano proprio di brutto. Un pestaggio è reale, il sangue schizza, le ossa si rompono e i lividi ci sono. Il vampiro non si fa troppe remore a uccidere una persona, anzi trova strano quando gli viene impedito di farlo, visto che hanno passato secoli a considerare gli esseri umani come semplice cibo.

Questa è a mio avviso la miglior scena di violenza di tutta la serie

Se proprio vogliamo andare a caparci il pelo (che poi se ci pensiamo bene proprio pelo non è, ma forse anche qualcosina di più), il problema di True blood è che non ha un’armonia narrativa tra le varie stagioni. L’impressione è che avvenimenti e personaggi non seguano un evoluzione lineare ma più che altro a “cazzo de’ cane”, il che stona parecchio con i cambiamenti dei personaggi in Six Feet Under (ricordate che il creatore è lo stesso) che seguono un loro coerente sviluppo. Non è una pecca da poco, ma vi assicuro che il telefilm e i personaggi sono talmente fatti bene (a parte nei primi episodi della quarta stagione) che amerete questo telefilm così come se ne sono innamorati tutti quelli a cui l’ho consigliato.

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Piccolo break mentre cerco l’ispirazione per parlare di un altro telefilm, inauguro la prevista categoria degli “speciali” in cui capiterà di parlare e “riflettere” (si fa per dire) su alcuni aspetti delle serie televisive. Girando per la rete a caccia di un’idea, ho scoperto diversi siti interamente dedicati ai telefilm… a TUTTI i telefilm!

Sarò sincera: mi sono spaventata e non poco notando la mole pressoché infinita di serie TV che viene prodotta in America. È praticamente impossibile seguirle tutte. Si possono passare circa 2-3 ore al giorno, TUTTI i giorni vedendo una puntata diversa, di telefilm diversi. Non c’è un argomento, fatto o situazione che non sia stato trattato (ormai manca solo una sit-com sui tassisti e siamo a posto!). Non contiamo poi le mini serie prodotte da Sky, Fox e mettiamoci pure la RAI (che una su un milione la tira fuori buona di tanto in tanto), perché sennò il numero lieviterebbe vorticosamente.

Ovviamente alcune hanno più successo di altre e questo spesso incide sulla loro dura in termini di numero di stagione (ma non sempre, guardate ad esempio Romanzo Criminale: 2 stagioni, massimo successo). Diciamo la verità: sono poche quelle che verranno tramandate con entusiasmo ai posteri e il motivo può sembra scontato, ma non sempre lo è, se non altro per gli appassionati che le seguono.

In proporzione a 30 anni fa, forse il numero di telefilm non è così diverso, soprattutto se pensiamo che negli anni ’80 c’erano, almeno in Italia, 4-6 canali e le trasmissioni 24h sono iniziate relativamente tardi, di conseguenza la programmazione da riempire era ben poca, in particolare se paragonata agli oltre 900 canali offerti da Sky. Sì è vero che anche negli anni ’90 se un format o un tipo di trama avevano successo veniva reimpastati e riproposti con titoli e attori diversi, ma fatti grosso modo della stessa materia (es. Beverly Hills 90210 e Melrose place), ma comunque non eccedevano mai troppo, ben consapevoli del fatto che abusare, nello stesso periodo di una storia avrebbe svalutato il prodotto (“Il miele più dolce nausea per la sua stessa dolcezza” diceva Shakespeare).

A quanto pare il XXI secolo ha voluto smentire questa nostra credenza. Prendiamo un esempio su tutti: i vampiri. Girando per il web sono riuscita a trovare ben 20 serie televisive americane prodotte dal 2000, circa, al 2010. Si parla di una media di due l’anno. Alcune interrotte alla prima stagione, altre arrivate anche a 5-6, altre ancora anche a 7 (vedi Buffy). Per tutto questo ringraziamo la signora Meyer che nel 2005 ha pensato bene di farsi pubblicare Twilight (la maggior parte dei 20 telefilm sopracitati ha produzioni che partono, per l’appunto dal 2005) che può vantare, in modo del tutto ingiustificato, il titolo di “fenomeno Twilight”. La figura del vampiro gotico, assetato di sangue, cacciatore spietato con una psicologia più o meno sottile si è andata completamente a farsi fottere, per favorire la nascita di un’immagine molto più adolescente-emo-depresso a cui mancano solo i brufoli che non si possono avere perché i vampiri, in via teoria, sono morti che camminano. Non paghi di aver invaso le librerie con della letteratura scadente e i cinema con film glitteranti, i produttori americani (a cui non va insegnato come fare i soldi), hanno iniziato a produrre telefilm come fossero pagnotte di pane. Andiamo a stilare una lista per avere le idee più chiare:

  • Angel (1999-2004)

  • Being human (2009- on air)

  • Blade (la serie non i film) (2006, una sola stagione)

  • Blood ties (2007-2008, canadese)

  • Buffy (1997-2003)

  • Demons (2009, mini serie TV)

  • Fear itself (2008-2009, una stagione)

  • I kissed a vampire (2009- on air)

  • Kindred: the embraced (1996, una stagione)

  • Moonlight (2007-2008, una stagione)

  • Sanctuary (2011- on air)

  • Split (2009, una stagione, Israeliana)

  • Supernatural (2005- on air)

  • The dresden files (2007, una stagione)

  • The gates (2010, una stagione)

  • True blood (2008- on air)

  • Valemont (2009- on air)

  • Vampire diarie (2009- on air)

  • Vampire high (2001- 2002, una stagione, canadese)

Bene dopo questa piccola lista, possiamo renderci conto meglio di come le cose siano andate in questi anni. Hanno iniziato con Kindred (flop mai arrivato in Italia), poi ci hanno riprovato con Buffy (ottimo successo), a seguire troviamo lo spin off di Angel (successo discreto). Quindi prima del 2000 non era un genere troppo abusato. Un altro tentativo ancora sull’onda di Buffy lo troviamo nel 2001 con Vampire high e poi il 2005 arriva la valanga di merda a investire tutto il nostro mondo, universalmente conosciuto con il nome di Twilight. Per fortuna il pubblico ogni tanto si rende conto di cosa sta passando in televisione e preferisce spegnere tutto e magari mettersi a leggere un libro serio e la maggior parte delle serie sono state sospese alla prima stagione per via del basso seguito che hanno suscitato.

Anche se più in là mi occuperò in maniera più esaustiva, vorrei solo accennare che di tutta la produzione degli ultimi anni, l’unico prodotto che mi pare veramente originale è True blood. Non ci propongono né l’immagine classica del vampiro, né un’adolescente emo la cui storia sembra scritta più per un’apologia dei valori mormonici che per intrattenere la gente dotata di cervello funzionante. Sono una bella presa in giro dei glitterini adolescenziali, mischiati con alcune idee veramente perverse del vampiro e delle relazioni che intrecciano con l’aggiunta di alcuni elementi della tradizione mitologico- letteraria (come licantropi, fate, mutaforma, magia e sciamanesimo). Inoltre l’idea dei vampiri che fanno “outing” e decidono di vivere allo scoperto è una trovata semplicemente geniale. Ma come ho già detto, approfondiremo l’argomento in un altro momento.

Per tornare a noi. Che senso ha tutta questo super produzione di serie televisive? Il motto qual’è? “Produciamo a rotta di collo, tanto tra tanta monnezza prima o poi quella con cui svoltiamo la troviamo?” Sì, può essere un modo di ragionare e pensare agli affari. Del resto il cinema americano non ragiona poi in maniera tanto diversa, perché non dovrebbe funzionare allo stesso modo per la TV, dove il rischio è anche minore e la diffusione maggiore? Ma quello che in realtà mi chiedo con molta più forza è: come fanno alcune persone a riuscire a seguire quasi tutti i telefilm in programmazione? Avete trovato il giratempo di Hermione e riuscite a dilatare le giornate? Avrete un lavoro o una scuola, dovrete nutrirvi e dormire, no? So che per molti patiti a questi livelli preoccupanti la vita sociale non è un problema se non c’è e mi rendo conto anche che nell’epoca di Internet gli orari e i palinsesti che si potrebbero sovrapporre non sono più un problema a cui pensare (io ad esempio vedo tutto tramite Internet, odiando le interruzioni pubblicitarie e non possedendo Sky né Premium), però ci vuole veramente tenacia e costanza. Se pensavo che le mie amichette (tra cui Lucia) fossero delle invasate che seguivano tante di quelle serie da non riuscire a capire come riuscissero a conciliare lavoro, vita sociale, studio, alimentazione e una decente alternanza di veglia/sonno, girando per certi forum mi sono resa conto che vicino a me ho delle persone normalissime, con una discreta passione per le serie televisive.

Ma tu ci hai aperto anche un blog!” penserete voi. Sì avete ragione, ma non mi sono mai considerata una malata. O meglio, non sono mai arrivata a farmi la pay tv per seguirle, non le guardo in maniera maniacale e la verità è che di solito inizio quello che mi viene consigliato da persone fidate e, come avrete intuito, sono parecchie le persone attorno a me con la mia stessa passione. Non me le vado a scovare, sono loro che arrivano a me nei modi più strambi! In più non ci scordiamo che io faccio rientrare nella categoria anche i cartoni animati e le mie vecchie e care serie tv del passato. Quelle che restavano uniche e che sapevi che dopo qualche anno non sarebbe arrivata nessuna brutta copia al loro posto, ma che anzi eri contento di ritrovare magari in una programmazione di metà mattinata per dire “Cavolo! una volta questa la faceva in prima serata!”