Posts contrassegnato dai tag ‘queer’

Oggi parliamo di finocchi. No no, non parliamo di gay, né di omosessuali, perché quando si parla di “Queer as folk”, di politicamente corretto c’è poco. Sia chiaro è pur sempre un telefilm, come annunciava il disclamer prima della messa in onda in Canada

Queer as folk è una rappresentazione delle vite e degli amor di un gruppo di amici gay. Ciò non significa che rifletta tutti gli aspetti della società omosessuale.

ma è un buon prodottotelevisivo che non si fa problemi a parlare di pornografia, AIDS, tumore, omofobia, discriminazioni dipendenti dalle proprie inclinazioni sessuali, l’uso e l’abuso di droghe per semplice divertimento. Ogni tema viene affrontato in maniera semplice e diretta, senza troppi fronzoli o sentimentalismi.

La versione di cui mi occuperò è quella americana. Difatti originariamente nasce in Inghilterra e vengono prodotte solo due stagioni, poi vengono interrotte. Personalmente di questa versione inglese ho visto le prime puntate e gli mancava quel “nonsoche” in più che invece la versione USA ha. In Italia, ovviamente ha avuto diversi problemi a trovare una rete televisiva che la mettesse in onda per intero. Difatti, uscita in America nel 2000, trova spazio solo a partire dal 2006 (gay.tv satellitare, trasmessa in inglese con sottotitoli in italiano) finché nel 2007 la compra canal Jimmy, stessa emittente di L word e Lips service.

La storia gira intorno a un gruppo i cui capisaldi sono quattro amici:

  • Brian, bello e impossibile, duro e irraggiungibile; egoista e narcisista. È l’incarnazione della superficialità e del sesso occasionale. Con l’andare del tempo scopriremo anche la sua parte più “tenera”.

  • Michael, il miglior amico di Brian e di lui eternamente innamorato. Si conoscono da quando erano piccoli ed è il suo esatto contrario: crede nell’amore romantico, nella sua etica e possiede una spiccata dote da “nerd” rimanendo, nonostante l’età, un grandissimo fan di fumetti.

  • Emmett, rappresenta lo stereotipo della “checca isterica”: molto effeminato, senso spiccato per la moda e il vestire eccentrico. Un ragazzo dal cuore immenso. Ama il sesso occasionale ma sogna il principe azzurro.

  • Ted, è il classico ragazzo semplice, anonimo e sfigato, soprattutto nelle relazioni. Tende a innamorarsi dei ragazzi sbagliati e spesso si dà via al primo offerente. Vorrebbe tanto vedersi e sentirsi “fico” come Brian. La sua autostima è talmente bassa che spesso si infila in guai più grandi di lui.

Attorno a questi quattro amici, si aprono un ventaglio di personaggi, tutti di una certa importanza.

Abbiamo Melanie e Lindsay, la coppia di lesbiche che saranno l’occasione per parlare di matrimoni e adozioni nelle coppie omosessuali. Justin, che in realtà diventerà, quasi da subito un personaggio di spicco. È un 17enne che alla sua prima “visita” nei locali gay conosce Brian e si innamora di lui, con tutto ciò che può derivare dall’amore tra un’adolescente e uno “sciupauomini” con seri problemi ad assumersi le proprie responsabilità. Deb, la mamma di Michael, orgogliosa e felice dell’omosessualità di suo figlio. La vediamo spesso scendere in piazza per protestare contro qualche ingiustizia verso la comunità LGTB o per rivendicare qualche diritto. Sarà lei a mediare tra la mamma di Justin e Justin stesso, per fargli capire che voler bene al proprio figlio significa accettarne la sua natura e desiderare la sua felicità.

Grazie a tutti questi personaggi si riusciranno ad affrontare la maggior parte degli argomenti più spinosi che riguarda il mondo LGTB. Oltre a quelli già elencati, troviamo anche la scelta di entrare a far parti di un gruppo “cristiano” che dovrebbe guarire dall’omosessualità; il rapporto con la fede, con i preti gay non dichiarati che predicano l’omofobia. In più ci sono tutte le dinamiche più o meno classiche che si creano, a livello di rapporti interpersonali, in un gruppo abbastanza saldo di amici gay.

Ma cosa rende speciale Queer as folk? Nel 2005 in televisione arriva L word, famoso telefilm che parla del mondo omosessuale femminile, che però ha dei notevoli limiti, tra cui il disegnare il genere maschile come il “portatore di ogni male”. Non so se è per il fatto che la troupe (anche quelle che preparavano il pranzo per gli attori) e la maggior parte del cast fossero tutte donne, ma a mio avviso rendere ogni dinamica a “sfavore” dei ragazzi per esaltare dubbie virtù delle protagoniste mi sembra un pessimo messaggio da trasmettere agli spettatori e anche un controsenso se si vuole girare un telefilm che possa in qualche modo far incontrare realtà diverse, come quella di un gruppo di lesbiche, anche a chi non vi entra mai in contatto. Quando nella prima serie Jenny, una delle protagoniste, tradisce il proprio ragazzo storico con una donna, la trama viene posta quasi che fosse tutta colpa dell’uomo se lei è finita tra le braccia dell’amante, quando la verità è semplicemente che che Jennifer è una falsa doppiogiochista (come si avrà modo di intuire anche più avanti). Insomma volenti o nolenti, nonostante le figure femminili possano essere meschine e negative, la colpa non è mai totalmente delle donne (in futuro approfondirò L word).

In Queer as folk anzitutto due donne sono parte integrante del cast, la loro storia non è impermeata di alcuna misoginia, ma mantiene lo stesso tono narrativo di tutte le altre. Questo è uno dei punti di forza. È un telefilm che vuole paralare di omosessualità senza cadere nel trappolone del “ghetto narrativo”, senza voler parlare per luoghi comuni e senza un uso eccessivo di stereotipi. Assurdità ce ne sono, come sempre accade in qualsiasi telefilm (ad esempio, mi dite quando lavorano su una sitcom come Friends??). In più i personaggi principali sono persone “normali”, non fanno lavori strafichissimi, non sono tutti ultraricchi e non hanno tutti case enormi e arredate in maniera ultrafica (solo Brian, ma perchè sarebbe impensabile che un personaggio come lui non rispecchi queste caratteristiche). Quando ci sono problemi economici sono reali, non si dice “non abbiamo soldi” per un minuto e poi i personaggi continuano a spendere e spandere come nulla fosse.

Le scene di sesso sono molto esplicite e raramente gratuite, sicuramente non volgari. Forse nella prima stagione sono più numerose e molto provocanti, ma non è un fattore che va scemando con il tempo: rimane una costante di tutte e cinque le serie, proprio per sottolineare che il sesso non è qualcosa di cui vergognarsi ma che fa parte della vita di tutti. La bella sorpresa è che durante la messa in onda in America nessun conservatore o finto perbenista ha alzato un polverone o ha gridato allo scandalo di vedere tanti bei ragazzoni scoparsi allegramente su canali che non fossero per adulti. Anzi!! La serie ebbe talmente tanto successo che le puntate furono allungate a 1h 10′ per poter inserire tutte le richieste pubblicitarie. Curiosità: se inizialmente i telespettatori erano per la maggior parte ragazzi gay, andando avanti i sondaggi rilevavano che per lo più il seguito era composto da donne etero.

Ma che significa “Queer as folk”? È un modo di dire inglese, che letteralmente può essere tradotto con un “strano come la gente”. Il gioco di parole nasce dal termine queer, utilizzato per indicare i gay in un significato più politico, ovvero in contrapposizione agli stereotipi che circondano gli omosessuali. Letteralmente il termine queer significa strano, insolito. In pratica il titolo è un modo di scherzare, come a dire: “si siamo ‘strani’, come infondo lo sono un po’ tutti”.

Annunci