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Dopo tanto averci girato intorno oggi parliamo di Dawson’s creek. Personalmente è il primo telefilm della mia adolescenza. Come già accennato in precedenza è stata una di quelle serie che ci si fermava dal fare i compiti per vederla (sì io ero una di quelle che si metteva a fare i compiti subito dopo pranzo: prima iniziavo, prima finivo, prima facevo quello che mi pareva), oppure si andava a casa della propria migliore amica la sera per vederla insieme, parlarne il giorno dopo a scuola e così via. A differenza di Beverly Hills per cui eravamo troppo piccoli per capire in pieno di che si parlava, con Dawson’s creek eravamo adolescenti come loro (o meglio come i personaggi visto che gli attori ci mancava poco fossero padri e madri di famiglia) e quindi ci sentivamo molto più coinvolti da ciò che accadeva durante ogni episodio. Ritengo sia stato questo il fattore che ci ha completamente azzerato la capacità di renderci veramente conto di quanto Katie Holmes fosse una cagna a recitare (probabilmente per il suo copione usavano i tasti rapidi per le uniche due espressioni che sapeva fare: corrucciata e arrabbiata), cosa di cui ci siamo accorti più in là con gli anni e per cui ringraziamo Tom Cruise di appartenere a Scientology così da non farla più recitare; non ci rendevamo conto neppure di quanto poco improbabili fossero dialoghi e situazioni, ma era un telefilm americano, parlava di adolescenti e ce lo facevamo bastare, perché in qualche modo (non si sa come) ci faceva battere il cuore.

Ecco i nostri sei protagonisti

Certo da un’analisi superficiale potremmo dire che di originale cìè bene poco: il protagonista del gruppo, Dawson (che in realtà è la trasposizione dell’ideatore della serie) è un ragazzo romantico e con il pallino per i film, vuole fare il regista ed è un giovane pieno di buoni sentimenti, con i genitori migliori che l’America possa offrire; ovviamente il suo migliore amico, Pacey, è la sua nemesi: cuore buono, ma svogliato, stupidotto e con una famiglia di bastardi senza ritegno. Intreccia una relazione scandalo con una sua professoressa cosa che, lo metterà sempre a disagio e imbarazzo. Poi c’è lei, Joey, la ragazza della porta accanto: bella, dolce, intelligente. Quella che non ti spieghi come è possibile sia sempre single. Quella che una volta conosciuta capisci perché è sempre single. A parte la famiglia sfigata (madre morta e padre in galera), riesce a interpretare molto bene il ruolo della verginella puritana che “zampetta le palle” a tutti quelli che invece di passare l’adolescenza da frustrati lavoratori vogliono anche pensare a divertirsi. Come Pacey è complementare a Dawson, così Jen lo è con Joey. Arriva dalla grande città nella piccola Capeside; Jen ha i genitori che non gliene frega nulla della figlia, ma una volta sorpresa a fare un festino tutto sesso, droga e rock and roll la spediscono dalla nonna in mezzo alla campagna per farla redimere. Ci vogliono un paio di stagioni ma Jen poi diventa una persona “morigerata” con qualche problema però a trovare un ragazzo decente e ad abituarsi al candore spiazzante di Joey.

Dalla seconda stagione abbiamo anche Andy e Jack, due fratelli che diventeranno protagonisti a pieno della storia. La prima è il classico genio secchione, con diversi problemi tra cui la pazzia e quel pizzico di isterismo e sociopatia che rendono il personaggio perfetto per fare coppia con il povero Pacey; Jack invece è l’insicuro bravo ragazzo che si prende cura della madre e della sorella pazza che, con due così in famiglia così, a chi vuoi che interessa se sono gay? Ovviamente al padre che compare solo per dirgli “mi fai schifo vattene da qui”, come se il figlio finocchio fosse il più importante dei suoi problemi.

Questi sono i sei protagonisti attorno a cui gireranno tanti personaggi, più o meno importanti e anche se abbiamo già detto che i dialoghi erano spesso improbabili, va dato il merito di aver affrontato delle tematiche definite “scomode” per il genere a cui appartiene questo telefilm. Jack rappresenta una di esse. È uno dei pochi casi in cui uno dei protagonisti è dichiaratamente gay. Timido e insicuro, riesce a non diventare una macchietta di sé stesso, a non essere uno stereotipo ambulante nella storia. Con lui si affrontano i temi come l’omofobia, l’accettazione di sé, l’insicurezza e i pregiudizi sociali, che sono cose che alla fine non ti aspetti di vedere in una serie come Dawson’s creek.

ATTENZIONE SPOILER:

Voglio dire, alla fine della sesta stagione Jack si mette con il fratello di Pacey che dopo tanto attendere fa finalmente coming out e insieme adotteranno il figlio di Jen che morirà di parto: insomma se pensate che l’ultima messa in onda è stata nel 2003, parlava di cose che non erano proprio all’ordine del giorno, soprattutto per un teen drama. Ah in più Doug è un poliziotto e lo sceriffo di Capeside è il padre.

Ma non è solo l’omosessualità a farla da padrone, si parla di depressione, di anoressia, di droghe, di genitori che spacciano, di torbide relazioni tra studenti e professori e della gente povera che in America per andare al collage deve farsi il culo in quattro. Il tutto condito dalle storie d’amore, d’amicizia, di tradimenti e depressioni ormonali: tutto questo rende Dawson’s creek interessante.

Qualcuno potrebbe pensare che sia una copia di Beverly Hills, ma non è così. DsC condivide con i suoi colleghi ricconi solo il genere, perché riesce ad immedesimarsi negli anni in cui vive. Ricordate che proprio a riguardo del remake 90210 dicevamo che uno dei problemi è che cerca di essere esattamente come l’originale scordandosi che sono passati 20 anni? Ecco DsC invece si adatta agli adolescenti di fine XX secolo: dialoghi, problematiche e tematiche possono essere simili (parliamo sempre di adolescenti che vanno al liceo e si innamorano), ma non uguali. Il contesto anzitutto è diverso: Beverly Hills è uno dei quartieri più ricchi del mondo e si trova a Los Angeles, una delle più grandi città americane; mentre Capeside è una città ideale nel Massachusetts dove le persone hanno una casetta con il prato, la barchetta per attraversa il fiume e respirare aria pulita.

Perché poi alla fine della fiera anche il più cinico dei telespettatori, sotto sotto, quello che spera quando vede i telefilm è che le cose vadano per il meglio. Perché non sempre quello che vogliamo è la trasposizione perfetta della vita reale, ci basta la nostra per quello. Se ci appassioniamo a un telefilm, spesso è per sapere che, in un modo o nell’altro, le cose si aggiustano, il lieto fine in qualche modo può esserci. Alla fine della storia Joey non sceglie Dawson, ma Pacey; il padre di Dawson resta morto, nessuno si inventa che in realtà l’incidente stradale era una farsa; Jen rimane incinta di qualcuno che rimane ignoto e muore per dare alla luce la propria bimba. Quindi happy ending sì, ma con più di qualche episodio amaro sullo sfondo.

PS Una menzione speciale va fatta per la colonna sonora di tutto il telefilm. A mio avviso una delle più belle degli ultimi 10 anni.