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Da dove iniziare quando vogliamo parlare di Buffy? E’ molto difficile, soprattutto dal mio punto di vista, perché adoro questo telefilm. E’ l’unico per cui mi sia iscritta a un forum di fans, ovvero i Buffymaniac. Se inizialmente lo guardavo in maniera distratta e superficiale, facendo attenzione solo a quanto melensa e caria-denti fosse la storia d’amore tra Buffy e Angel, a quanto mal tradotti fossero i dialoghi e le battute (vero punto di forza della serie) e a quanto sapesse correre male Sarah M. Gellar, con il tempo e con le varie discussioni degli utenti del forum, mi sono resa conto di quanto, in realtà questo telefilm dicesse molto di più di quello che si possa credere. Ma andiamo per ordine.

Il creatore della serie (Joss Whedon), nel 1992 prova a proporre l’idea di Buffy in un lungo metraggio che però si dimostra essere un flop. L’idea di fondo era sempre la stessa: una ragazza qualunque dotata di una particolare forza, che la porta ad andare in giro a fare il culo alle forze del male.

Dopo diversi tentativi nel 1997, in America, e nel 2000 in Italia, vanno in onda le prime puntate. L’incipit di ogni episodio era

«Into every generation she is born. One girl in all the world, a chosen one. She alone will stand against the vampires, the demons, and the forces of darkness. She is the Slayer.  »

Tradotto così:

« Per ogni generazione c’è una prescelta che si erge contro i vampiri, i demoni, e le forze delle tenebre. Lei è la cacciatrice»

Ora già da questo avrete capito perché il riadattamento in italiano, ha sempre suscitato l’indignazione dei fan (se volete un’idea completa a questo indirizzo trovate tutti gli errori).

La prescelta di turno è Buffy, una 16enne di Los Angeles costretta a trasferirsi a Sunnydale, perché cacciata dalla scuola per aver appiccato un incendio nella palestra mentre dava la caccia a dei vampiri. Ovviamente sotto questa cittadina ridente risiede la “Bocca dell’inferno”, un portale interdimensionale che racchiude tutto il male infernale (e come te sbagli? Potevano scegliere altro posto?). Qui incontra il suo osservatore, il sig. Giles, un inglese con seri problemi a capire il linguaggio dei giovani, il mondo dei computer, ma che appena si toglie gli occhiali diventa un duro, un fico e si scorda di essere inglese. Inoltre fa conoscenza con Xander e Willow, due sfigati del liceo a cui si è iscritta che però saranno i primi a scoprire la sua vera identità di cacciatrice e pronti a rischiare la vita per darle una mano nella sua missione. Questa è una delle prime cose che differenzierà Buffy dalle precedenti cacciatrice: lei non è sola. In più avremo il dettaglio, non trascurabile, che si innamora di Angel, un vampiro a cui, per punizione è stata ridata l’anima, in modo tale da potergli ricordare ogni secondo quanto sia stato cattivo nella sua precedente vita di sadico sterminatore (Angelus). Una delle peculiarità di Angel, infatti, è che tutti i primi piani che gli vengono fatti è sempre perennemente imbronciato e malinconico, sia mai che un mezzo sorriso potesse smaterializzargli l’anima. Nonostante ciò i due intraprendono la loro relazione, tra gli alti e i bassi che indubbiamente essa comporta.


Ogni stagione, ci sarà un cattivone di turno da combattere in un percorso ad ostacoli che vedrà i protagonisti allacciare e troncare relazioni con demoni della vendetta in pensione, ragazzi appartenenti a gruppi segreti paramilitari, streghe, chitarristi, narcisistiche reginette della scuola, vampiri e via così.

Prima di passare a un’analisi più attenta ho due domande che mi hanno sempre martellato la testa e che ora vorrei porre a voi:

  1. Perché Buffy, la cacciatrice, che uccide vampiri quattro volte più grossi di lei, combatte agilmente sui tacchi e con delle gonne a giroutero, senza mai far intravedere una traccia delle mutande, non ha mai imparato a correre decentemente?? Posso capire che la prima stagione il budget non era altissimo, ma poi con il successo della serie perché non investire due soldi sulle capacità fisiche della nostra protagonista? E poi, anche se è evidente che possiede una controfigura per le scene in cui si pestano per bene, quando viene inquadrata, la Gellar, ha sempre una “guardia” da difesa che fa pena, nessuno poteva spiegarle come “si sta in guardia”? Voglio dire la Portman, in un anno e mezzo, per Black Swan, ha imparato a ballare il “lago dei cigni”, possibile che ala nostra Sarah in sei non sia riuscita a imparare nulla? Si ok, la Portman ha vinto l’oscar…ma voi che ne pensate?

  2. Su quanta popolazione può contare Sunnydale? In sette stagioni si sfiora l’apocalisse praticamente 4 volte, ogni sera muore qualcuno ucciso dai vampiri e l’unico locale decente del paese (Il Bronze) è lo scenario di almeno una trentina di scontri sanguinolenti, rapimenti etc etc. Senza contare la faccenda della Bocca dell’Inferno che attira il male come la luce per le zanzare. Chi ve lo fa fare di andarci a vivere? Di rimanerci? Perché nessuno scappa mai con le mutande in testa, spaventato urlando: “lascio questa città di matti?”

Attendendo una risposta a questi quesiti, torniamo all’ambientazione del telefilm. Come quasi ogni film horror che si rispetta, Buffy è ambientato in una scuola superiore. Il biglietto da visita che ci consegna con la prima stagione è quello di un “teen- horror”, ma in realtà, puntata dopo puntata, si dimostra una serie che riesce ad affrontare temi complessi come i rapporti interpersonali, la solitudine umana, il potere, l’amore, l’odio e la depressione senza “stonare” troppo da ciò che è il “linguaggio” della storia. I personaggi principali non sono bidimensionali. L’eroe non è un’impavida che sa sempre cosa fare, ma semplicemente una ragazza adolescente a cui è stata data una enorme responsabilità che lei non voleva, né aveva chiesto. Buffy, difatti, non ha sempre chiaro quello che è giusto fare: per questo non uccide subito Angel appena scopre che è un vampiro, per questo si lascia trascinare da Faith, la cacciatrice “cattiva” e anarchica che per un po’ di tempo porterà Buffy su una strada a cui lei non aveva mai pensato. Faith pensa di essere al di sopra delle regole perché definisce se stessa come una custode dell’ordine, in virtù del fatto che la sua missione è difendere l’umanità dalle forze oscure. Ritiene che sia giusto non seguire le regole perchè la missione che le è stata affidata, che non è stata né cercata né voluta,  richiede un sacrificio personale enorme.  La differenza è che Buffy dopo un po’ si rende conto che le responsabilità non le ha solo con il discorso di essere una cacciatrice, ma che esserlo significa anche avere la capacità di difendere chi ama, come sua madre, i suoi amici e il sig. Giles. Questa cacciatrice ha paura, si sente sola, e a volte vorrebbe avere una vita normale, come tutte le sue coetanee (“Sono anche l’unica cacciatrice che sia mai dovuta andare al liceo” dirà nella prima stagione Buffy).  E’ piena di dubbi e anche quando prova a convincere qualcuno che è meglio fare del bene piuttosto che il male, è lei stessa la prima a mettersi in discussione.

Di certo non la si può troppo biasimare anche per i partner con cui instaura delle relazioni.

  1. Angel il suo primo e indimenticabile amore. Passano due stagione a struggersi d’amore, baci rubati, sguardi furtivi e quando finalmente finiscono a letto insieme, lui prova quell’attimo supremo di felicità per cui l’anima gli scompare di nuovo (ma che maledizione è??? Cioè appena lui riesce ad essere felice veramente lo fai tornare un pazzo omicida come prima? Cos’è un premio per lui e una maledizione per noi?). Torna cattivo e si diverte a torturare l’innamoratissima Buffy, finché lei non riesce a spedirlo all’inferno, da cui torna per amore di lei. Ma poi capisce che stare insieme alla cacciatrice non può essere una cosa sana e se ne va a Los Angeles a giare lo spin-off da cui il suo nome trae il titolo.

  2. Riley Finn, l’unico essere umano e l’essere più inutile sulla faccia della terra. Ovviamente appartiene a un’organizzazione para- militare addestrata a far fuori i cattivoni con i canini affilati. Ovviamente è un cretino. Ovviamente si innamora di Buffy e, ovviamente, soffre del complesso di inferiorità dovuto al fatto che la sua ragazza è più forte di lui e non ha bisogno di urlare e rifugiarsi tra le sue braccia per sentirsi protetta. Buffy, probabilmente ancora scottata da due anni passati a vivere di notte con Angel e senza potersi “concedere” a lui, si sforza proprio tanto e se ne innamora. A fine stagione lui si stufa di competere a chi è il più forte e decide di andarsene.

  3. Spike, che arriva nella seconda stagione e si presenta come il vampiro che ha ucciso due cacciatrici negli ultimi 100 anni. Con la nostra protagonista non è che non c’abbia provato eh, ma sembra più di vedere Will il coyote contro BeepBeep: ogni volta che è quasi riuscito a farla fuori, accade qualcosa o arriva qualcuno di insperato che fa saltare il piano. Senza contare che dalla quarta stagione l’organizzazione di Riley gli impianta un chip che non gli permette di fare del male agli esseri umani e questo, in qualche modo, lo “addomestica”, tanto che arriva a trasformare la sua ossessione omicida per la cacciatrice, in ossessione “amorosa”. Inizialmente è solo un’attrazione fisica, sessuale, molto carnale e animale. Ma poi il nostro Spike si innamora sul serio, tanto da andare a superare delle prove terribili per farsi ridare l’anima, convinto che questo possa conquistare il cuore di Buffy (la quale lo aveva allontanato dicendogli che non l’avrebbe mai potuto amare proprio perché senza anima). Questa forse è la storia più sana che la protagonista instaura. Nasce da un bisogno di dare sfogo al proprio “lato oscuro”, cosa che come abbiamo detto prima, non è assente nel personaggio di Buffy. Spike rappresenta tutto quello contro cui combatte, tutto ciò che di negativo c’è per lei, eppure è da lui che va per confidarsi quando i suoi amici la strappano dal Paradiso per riportarla sulla terra, è da lui che va per trovare conforto. E lui, dal canto suo, fa una scelta, decide di tornare la cosa più vicina a un essere umano per poterla amare veramente. Mentre Angel è così già da un’ottantina di anni, Spike decide di riacquistare l’anima solo per Buffy. Ecco perché secondo me è la relazione “migliore” che riesce a creare durante tutte le stagioni.

Numerose sono le citazioni durante tutto Buffy, che mischiano al proprio interno non solo vampiri, magia e cazzotti ma diversi elementi appartenenti alla mitologia, al folklore, all’horror e diversi altri film. Spesso si è descritta la sit-com un “gotico post-moderno”. Non so quanto questo possa avvicinarsi al vero. Credo più in un figlio molto interessante della “pop culture” che cerca di affrontare tematiche vicine ai giovani parlando con il loro linguaggio. Infatti i dialoghi sono sempre stati una delle parti più apprezzate dalla grande critica e dai fan (almeno quelli in lingua originale).

Va inoltre sottolineata la tematica femminista che emerge con forza sempre maggiore: gli uomini sono spesso gli antagonisti, e dove al loro posto invece c’è una donna (stagioni 3, la dott.ssa Walsh, e 5, il dio ultraterreno Glory) gli uomini sono solo un mezzo, dei servi, personaggi senza un vero carattere o doti particolarmente spiccate. Prendiamo ad esempio Willow e Xander: mentre la prima nella quarta stagione scoprirà di essere una strega dotata di molto potere (tanto che alla fine della sesta stagione è quasi sul punto causare la fine del mondo) e tale consapevolezza nasce nel momento in cui si innamora di un’altra donna. Quando il suo primo amore, Oz ricompare lei non lascia Tara per tornare da lui, ma scegli con il cuore, senza seguire qualche convenzione già vista in precedenti film o telefilm. Di contro Xander, non subisce molte evoluzioni. Finito il liceo lo vediamo sempre più come un perdigiorno, insicuro che non sa come indirizzare la sua vita. Fa la pessima scelta di mettersi con un ex demone della vendetta (Anya) e poi di lasciarla sull’altare (non è molto furbo da parte sua!). La caratteristica principale è una lealtà incondizionata verso Buffy e Willow, che riesce a tirare fuori in lui un coraggio a volte spregiudicato, ma sincero. Egli sembra incarnare il complesso di inferiorità di “maschio” che vede tradito il suo ruolo di “dominante” in un gruppo che già ha un capo carismatico e forte che può proteggere il branco meglio di lui, ovvero Buffy.

Come concludere questa analisi? Penso che ci siano veramente poche persone nate negli anni ’80 a cui non sia mai capitato di vedere una puntata. Se non vi ha mai appassionato, provate a rivedere qualcosa adesso. Ora che l’immagine del vampiro è stata parecchio ridicolizzata con i vari Twilight e completamente rivisitata da telefilm come True Blood. Buffy parla di vampiri e di ragazzi, senza snaturare l’idea del mostro succhiasangue cacciatore, malvagio e spietato e contrapponendo una figura femminile che sa che il suo compito è quello di combatterli, ma senza avere superpoteri (se non una particolare forza che la rende più resistente ai colpi e la fa guarire più velocemente) e senza perdere la sua natura di umana e di ragazza adolescente che tutto ciò che vorrebbe è una vita normale.


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Il primo telefilm di cui parlerò non poteva che essere X-Files. SE mi chiedessero quale sia stata la prima serie che ho consapevolmente scelto di seguire, è questa. Mi spiego. Quando sei piccolo, solitamente, guardi i cartoni animati o i telefilm che vede tuo fratello più grande o i tuoi genitori. Hai un’interesse passivo, diciamo. Poi arriva un momento nella vita in cui hai un’illuminazione o scatta una scintilla e ti appassioni a qualcosa che è solo tuo.

Questa avventura comincia in una seconda serata di metà estate del ’94. Va in onda il pilot di una nuova serie, intitolata “X-Files”, che per dieci anni incollerà alla TV milioni di persone in tutto il mondo, segnerà un pezzo di storia della televisione e vincerà diversi e svariati premi della sua categoria. Ma quella sera d’estate tutto questo non lo sapeva ancora nessuno.

Nonostante gli inguardabili capelli uni all’osceno tailleur a cui hanno condannato Scully per almeno le prime due stagioni, la serie ha avuto subito successo.

In realtà ciò che ci faceva seguire in maniera così spasmodica questo telefilm ogni settimana era la risposta alla domanda: “Ma Samantha Fox, che cazzo di fine ha fatto?” Morta? Viva? Clonata? Rapita? Oppure ha inscenato tutta questa storia per fuggire alle Hawai e poter smettere finalmente di giocare a Stratego con il fratello? O, ancora, è stata si rapita, ma dalla mafia russa e per tutta la vita ha fatto la prostituta nelle periferie di Sanpietroburgo sperano che il fratello la smettesse di inseguire gli omini verdi e la venisse a salvare una volta per tutte?

Un’altra cosa che vorrei chiedere anche voi è: Chris Carter aveva un’amore così viscerale per la cantante Samantha Fox

 da volerci chiamare il personaggio chiave che spinge il protagonista a muovere tutti i suoi passi? Forza con le risposte e proposte.

(edit a posteriori: intendevo chiamare i due fratelli uno Samantha e l’altro Fox che di cognome fanno, ovviamente Mulder.)

Mano a mano che le stagioni vanno avanti la trama e i personaggi si infittiscono e si intrecciano.

Troppo presto perdiamo l’informatore più simpatico di Mulder, il quale con molta probabilità avrà rescisso il contratto dopo aver costatato che il suo personaggio si chiamava come uno dei film porno più famosi del cinema (Gola profonda).  La cosa che più mi colpiva delle stagioni di X-Files, però, erano i tempi perfetti in cui storie a sè stanti venivano alternate a episodi che raccontavano qualcosa sulla “cospirazione”, ovvero il filo conduttore di tutta la serie.

Cosa rende speciale X-Files? Potremmo dire che il motivo sia nell’originalità delle modalità con cui il telefilm veniva sviluppato. Ma c’è dell’altro. Spesso la serie di Chris Carter viene accostata a “Ai confini della realtà” (un giorno parlerò anche di lei), ma a differenza non tutti gli episodi sono autoconclusivi, ci sono personaggi fissi ed esiste un filo conduttore che si sviluppa stagione dopo stagione. In più riusciva a mixare perfettamente paranormale, diverse teorie del complotto e quel pizzico di populismo che nei prodotti americani in particolare, non gusta mai. La novità risiede nei modi in cui questi ingredienti interagivano. Nelle teorie della cospirazione  i suoi protagonisti controllano ogni campo della vita pubblica, vivono nell’ombra e agiscono in segreto. L’idea centrale è scoprire la verità e difatti il motto della serie è “La verità è là fuori” e il modo migliore per trovarla, secondo Carter, è indebolendo il sistema dall’interno. E’ questa, a mio parere, l’idea geniale che rende popolare X-Files. Non c’è un supereroe che combatte il male, ma ci sono due agenti, due persone abbastanza comuni (nelle prime puntate ci fanno capire che Mulder era considerato una specie di nerd sociopatico, relegato a lavorare negli scantinati dell’FBI), ma, allo stesso tempo, brillanti e intelligenti, che cercano di smascherare persone potenti, organizzate in tutto il mondo, che rappresentano un pericolo per “il popolo innocente”.

Avviene un capovolgimento dei classici stereotipi della narrativa paranormale, l’eroe è un maschio che crede in ciò che non è scienza e riesce, piano piano ad intaccare le ferme convinzioni della donna, che rappresenta lo scetticismo e la razionalità.

Scully: “Ho sempre considerato sacra la scienza. Ho sempre fiducia nei fatti accertati.

Mulder: “Non potremmo considerare gli eventi fantastici una possibilità?

Ma il vero capolavoro è nel finale. Tralasciamo l’orrore allo stato puro dell’ottava e nona stagione e saltiamo direttamente alle ultime due puntate. In un’ora e quarantacinque minuti vengono riassunti dieci anni di indagini, ma non troveremo l’happy ending. Mulder rischia di finire in galera e, assieme a Scully, dovranno fuggire per non essere continuamente perseguitati; la cospirazione non viene smascherata e i cattivi non ricevono punizioni. Una fine triste? No, perché Mulder la verità l’ha trovata e ora lui SA, conosce praticamente tutte le trame che compongono il disegno della cospirazione. Quella che inizialmente era una “caccia agli aliene” si è rivelato un percorso conoscitivo molto più profondo. Non è più il ragazzo pronto a gridare a tutti i network la “verità”, gli basta CONOSCERLA. La bellezza del sapere puro e semplice. Il “male” che ci circonda non è vinto, nè estirpato, resta nel mondo, ma non è più sconosciuto.