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Come si può parlare di Lost senza tirare giù qualche bestemmione? Chi non l’ha mai visto non può capire e forse si limiterà a pensare che io sia semplicemente una sboccata. Ma lasciate che vi spieghi. C’è un motivo e vi assicuro che dopo che tutti i tuoi amici ti hanno fomentato e ti hanno rotto le scatole per un anno con i vari “lo devi vedere”, “è una ficata!”, “è troppo un trip”, lo inizi a vedere e in effetti ti ci incastri subito per poi passare i due anni successivi a fare ipotesi, brain storming e illazioni per arrivare alla stagione conclusiva e al gran finale per scoprire che il tutto è una enorme puttanata, dire che ci può stare qualche bestemmione introduttivo.

Ma procediamo per ordine. La serie è creata dall’ormai strafamoso J.J. Abrams (Alias, Fringe e Super8), Lindelaf e Lieber. Le musiche sono curate addirittura da Giacchino e la location principale è la splendida isola di Oahu nelle Hawaii. La serie vari diversi primati tra cui l’essere una delle più costose della storia della TV e di avere il secondo maggior numer0 di protagonisti (subito dopo Desperate housewife). Per arginare i costi e, probabilmente anche l’eccessiva creatività degli sceneggiatori, il produttore esecutivo, Cuse, aveva fissato dall’inizio la data dell’ultimo episodio, proprio per poter sviluppare meglio la serie (evidentemente qualcosa nel frattempo deve essere andato storto…).

Com’è nello stile di Abrams già nelle prime puntate notiamo numerose citazioni letterarie, filosofiche e cinematografiche. I cognimi dei personaggi sono spesso un tributo a famosi filosofi. Abbiamo: Danielle Rosseau, John Locke, Mr. Eko, Daniel Faraday, Desmond Hume, Charlotte Lewis. Inoltre abbiamo Jack Shapard (che tradotto significa pastore e difatti è lui, in qualche modo, a divenire il leader dei sopravvissuti) e Kate Austin (che ricorda la famosa scrittrice Jane Austen).

Ma cosa ha reso veramente “intrippante” Lost? Fondamentalmente credo io l’idea del “non ci sto capendo nulla, quindi devo continuare a seguirlo così prima o poi dovranno per forza spiegarci qualcosa!” Errore! Nella pratica tutto questo come è stato sviluppato? Diversi sono gli ingredienti.

  1. La struttura delle puntate. Composte spesso da flashback (annunciati sempre da un suono simile a un rombo di un motore, come a dire “Ehi ora si sta ricordando”: grazie delle rare concessioni), e a partire dalla IV stagione di flashforward ovvero avvenimenti che accadranno sull’isola e fuori di essa. In più, come se non bastasse, dalla V serie vengono aggiunti anche i flashsideways, ovvero scene che mostrano due realtà parallele che arriveranno a fondersi fino al punto in cui, per la nostra ormai flebile salvaguardia mentale, non ci saranno più flash.

  2. Missing pieces. Sono dei cortometraggi mandati in onda tra la III e la IV stagione e sono serviti per riempire qualcuno dei numerosi buchi rimasti ancora senza risposta dopo 3 anni. Ma non vi illudete è una mossa di marketing non una grazia concessa agli spettatori: molte cose rimarranno un mistero anche a serie conclusa.

  3. Le connessioni. Di tanto in tanto, durante i flashback gli sceneggiatori si divertono a far incrociare i diversi protagonisti nelle loro vite precedenti l’arrivo sull’isola. Lo spettatore, almeno le prime volte, inizia a intripparsi il cervello (se non addirittura ad arrivare alla paranoia) per cercare di capire a cosa porterà quell’incontro casuale che, nella vita del personaggio verrà subito dimenticato o comunque ha poco conto. In realtà tutti questi schemi non hanno alcun fine se non quello ufficiale di aggiungere elementi a quella che diventerà una vera e propria “mitologia di Lost” e quello ufficioso di devastare le nostre capacità logiche.

  4. I numeri. O meglio la sequenza di numeri:

    4   8   15   16   23   42

    la cui somma è 108, erano stati introdotti solo come barbatrucco per far incrociare Hurley e la Rosseau prima dell’incidente aereo. Visto che, come avrete facilmente intuito i seguaci di Losto sono dei pazzi masochisti, si sono subito esaltati con questa storia dei numeri che ricorrono nelle vite di tutti i protagonisti, che hanno convinto gli sceneggiatori a tenerli come elemento fisso e portatore di sventura per tutto il telefilm. Si arriva perfino a scoprire che fanno parte di un’equazione che sarebbe in grado di far estinguere il genere umano. Tale testi costringe il povero Desmond a inserire la sequenza in un misterioso computer ogni 108 minuti (ovviamente!).

  5. Il progetto Dharma. Un progetto nato negli anni ’70 e abbandonato nel ’92 per studiare le proprietà dell’isola. Nessuno si degna di dirci da dove o come nasca il progetto, come sia stata scoperta l’isola da parte di quelli che ne facevano parte o come abbiano fatto ad arrivarci e costruire praticamente una città- laboratorio visto che il posto è praticamente impossibile da raggiungere tramite nave. Sappiamo solo che ci sono queste persone che prendono e vanno a vivere lì per fare delle cose che spesso sono oscure anche a loro, raggiungendo l’isola con un sottomarino. Vorreste sapere altro? A che vi serve?

La trama. La storia inizia con il disastro aereo del volo 815 dell’Oceanic airlines in volo tra Sidney e Los Angeles. 48 passeggeri sopravvivono precipitando su un’isola del Pacifico che, in un primo momento, appare disabitata ma che in realtà con il passare del tempo si scoprirà avere più vita di Times Square il sabato sera. Da subito ci rendiamo conto che l’Isola ha delle caratteristiche molto particolari. Anzitutto cura dalle malattie: non lo capiamo immediatamente, ma un John Lock salito sull’aereo in sedia a rotelle, lo troviamo che cammina e corre forte come una gazzella per tutta l’isola. Notevoli sono anche le sue immense e strane proprietà elettromagnetiche e la capacità di riuscire a far viaggiare i suoi abitanti nello spazio-tempo.

Vi metto questo video che vi spiega sei anni in due minuti e 50 (youtube è pieno di parodie, prese in giro e chi più ne ha più ne metta). Ovviamente contiene spoiler, quindi se non volete sapere come finisce non lo guardate.

Uno die primi personaggi enigmatici che incontriamo è il mostro di fumo nero. In realtà egli non è un vero e proprio mostro, ma è la nemesi di Jacob. E chi cazzo è Jacob? Piacerebbe saperlo anche a noi. Proviamo a raccogliere tutti gli elementi: non è umano visto che è nato nell’Antico Egitto e conserva ancora l’aspetto di un 35 enne. Possiamo definirlo il custode dell’isola e il fumo nero il suo custode “cattivo”. I due rimangono in conflitto per secoli incapaci di prevalere l’uno sull’altro. Ma cosa rende questo fumo così temibile, oltre al fatto che sembra muoversi come se avesse una mente pensante? Egli legge la mente, conosce e manipola i ricordi, prende simpaticamente le sembianze delle persone morte i cui cadaveri si trovino ancora sull’isola. Ciò che brama più di ogni altra cosa è di poter lasciare l’isola e in virtù di questo è pronto a uccidere e farsi passare per Locke al fine di “spostare” l’isola (se volete sapere che significa subitevi anche voi sei stagioni: mica posso spoilerare tutto quanto!) e potersene finalmente andare in giro per il mondo a fare danni.

Arrivati fin qui penserete che tuttosommato la trama non è così complessa (lo pensate veramente? Se sì fatemelo sapere!) come sostengo. Se fossimo faccia a faccia mi farei una bella risata alla faccia della vostra ingenuità. Come già accennato prima, Lost è una delle serie con il maggior numero di protagonisti. Pensate che questo caos sia stata fatta perché la produzione aveva soldi da buttare? Niente affatto. Ogni vita si intrecci, si incrocia, prima, dopo e durante il “soggiorno” sull’isola. Ogni decisione del singolo influenza la vita di tutti, al punto che anche se vi sparate le sei stagioni una dietro l’altra, è praticamente impossibile riuscire a ricordare tutti gli incroci.

A questo punto la domanda sorge spontanea: chi ce lo fa fare? Ovviamente nessuno, come sempre accade ai seguaci di una serie però, questa diventa una dipendenza ossessivo- compulsiva che ci spinge ad andare avanti, oltre il masochismo. Sia chiaro le prime stagioni sono veramente belle, con una tram originale (oddio forse sarebbe più il caso di parlare di una “idea” originale), e mentre uno le guarda non immaginerebbe mai che possa finire a “schifio”. Appare quindi evidente che Abrams ha qualche problema con le conclusioni visto che da belle trovate riesce a smerdare sempre il finale.

*ATTENZIONE SPOILER SUL FINALE*

Allora riesci a pensare a tutta quella serie di intrecci, di misteri; riesci in qualche modo a farci dimenticare che metà delle questioni sollevate nelle prime tre stagioni non hanno trovato risposta e poi te ne esci dicendoci che l’isola è, in realtà, un PURGATORIO???? Che in realtà sono tutti lì in attesa che tutta l’allegra comitiva del volo 815 muoia, così possono entrare in paradiso tutti insieme??? Ma che ti sei fumato??? Ma soprattutto in quest’ottica perché allora il motto della serie recitava “Si vive insieme, si muore da soli”? Che avessero in mente la vita eterna??? Non so voi ma ame quest’idea ha fatto veramente cagare. Sei anni di attese, di intrippamenti per scoprire che tutti quei casini sono per far ricordare le proprie vite e per aspettare coloro che più hanno amato per guadagnare tutti insieme la felicità eterna? Tutti quei morti ammazzati perché così Jacob e fumo nero potessero avere dei candidati ideali tra cui scegliere per potergli consegnare le chiavi di custode e vice custode dell’isola??? Allora avrei preferito una cosa del genere:

Io comunque non me la bevo. Devo convincermi che le prime stagioni non erano state scritte per finire in questo modo. L’uscita di scena di Ana Lucìa, un precoce invecchiamento delle cellule celebrali di sceneggiatori e produttori deve aver sconvolto il piano originale; anche se a questo punto la domanda che sorge spontanea è: ma c’è mai stata un’idea originaria su come sviluppare e terminare Lost? Oppure hanno pensato: “iniziamo a girare poi vediamo che succede”? O forse si sono resi conto troppo tardi di aver messo “troppa carne al fuoco” e hanno cercato una soluzione che potesse andare bene…? Ecco se così fosse, qualcuno doveva spiegargli che il finale dovrebbe anche essere credibile o quanto meno, reggere le aspettative pompate per sei anni.

*FINE DELLO SPOILER*

Ora, giunti alla conclusione di questo excursus su Lost, forse capirete un po’ di più perché quando si inizia a parlarne partono una serie interminabile di imprecazioni (e chi l’ha visto sono sicura che in questo momento sta annuendo con la testa). È incomprensibile come si possa gettare nel cesso un’idea buona e originale come questa, perché tra le mille idee che si hanno avute fino a quel momento, i milioni di indizi e possibilità disseminati lungo tutta la storia non si ha una minima idea di come orientare il finale. È irrispettoso verso chi ti ha dato un sacco di soldi per finanziare un progetto che si è rivelato una cazzata; verso chi ha passato serate a sperare che ogni puntata desse qualche spiegazione o magari una soluzione; verso chi ha creato gruppi di ascolto dedicati per cercare di capirci qualcosa e che al termine della VI stagione si sono trasformati in gruppi di solidarietà per chi non voleva credere che la soluzione “dell’enigma” fosse quella data.

Nonostante questa decostruzione è comunque un telefilm che consiglierei con la premessa di non farsi grandi aspettative e di rimanere ben saldi con i piedi a terra, anche quando la fine di una puntata vi lascia con enormi aspettative. NON CASCATECI! È TUTTO UN BLUFF! E non date ascolto a chi vi dice il contrario, vogliono solo vendicarsi perché molto probabilmente è quello che è successo a loro: hanno iniziato a vedere la serie con promesse di “Nirvana televisivo” e poi se la sono presa in “quel posto”.

E visto che arrivata qui mi sento sfogata dalla frustrazione di tre anni di Lost, vi lascio questo video che è geniale e che secondo me è una rappresentazione non troppo distante dalle reali riunioni degli sceneggiatori di Lost. Namastè!

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Piccolo break mentre cerco l’ispirazione per parlare di un altro telefilm, inauguro la prevista categoria degli “speciali” in cui capiterà di parlare e “riflettere” (si fa per dire) su alcuni aspetti delle serie televisive. Girando per la rete a caccia di un’idea, ho scoperto diversi siti interamente dedicati ai telefilm… a TUTTI i telefilm!

Sarò sincera: mi sono spaventata e non poco notando la mole pressoché infinita di serie TV che viene prodotta in America. È praticamente impossibile seguirle tutte. Si possono passare circa 2-3 ore al giorno, TUTTI i giorni vedendo una puntata diversa, di telefilm diversi. Non c’è un argomento, fatto o situazione che non sia stato trattato (ormai manca solo una sit-com sui tassisti e siamo a posto!). Non contiamo poi le mini serie prodotte da Sky, Fox e mettiamoci pure la RAI (che una su un milione la tira fuori buona di tanto in tanto), perché sennò il numero lieviterebbe vorticosamente.

Ovviamente alcune hanno più successo di altre e questo spesso incide sulla loro dura in termini di numero di stagione (ma non sempre, guardate ad esempio Romanzo Criminale: 2 stagioni, massimo successo). Diciamo la verità: sono poche quelle che verranno tramandate con entusiasmo ai posteri e il motivo può sembra scontato, ma non sempre lo è, se non altro per gli appassionati che le seguono.

In proporzione a 30 anni fa, forse il numero di telefilm non è così diverso, soprattutto se pensiamo che negli anni ’80 c’erano, almeno in Italia, 4-6 canali e le trasmissioni 24h sono iniziate relativamente tardi, di conseguenza la programmazione da riempire era ben poca, in particolare se paragonata agli oltre 900 canali offerti da Sky. Sì è vero che anche negli anni ’90 se un format o un tipo di trama avevano successo veniva reimpastati e riproposti con titoli e attori diversi, ma fatti grosso modo della stessa materia (es. Beverly Hills 90210 e Melrose place), ma comunque non eccedevano mai troppo, ben consapevoli del fatto che abusare, nello stesso periodo di una storia avrebbe svalutato il prodotto (“Il miele più dolce nausea per la sua stessa dolcezza” diceva Shakespeare).

A quanto pare il XXI secolo ha voluto smentire questa nostra credenza. Prendiamo un esempio su tutti: i vampiri. Girando per il web sono riuscita a trovare ben 20 serie televisive americane prodotte dal 2000, circa, al 2010. Si parla di una media di due l’anno. Alcune interrotte alla prima stagione, altre arrivate anche a 5-6, altre ancora anche a 7 (vedi Buffy). Per tutto questo ringraziamo la signora Meyer che nel 2005 ha pensato bene di farsi pubblicare Twilight (la maggior parte dei 20 telefilm sopracitati ha produzioni che partono, per l’appunto dal 2005) che può vantare, in modo del tutto ingiustificato, il titolo di “fenomeno Twilight”. La figura del vampiro gotico, assetato di sangue, cacciatore spietato con una psicologia più o meno sottile si è andata completamente a farsi fottere, per favorire la nascita di un’immagine molto più adolescente-emo-depresso a cui mancano solo i brufoli che non si possono avere perché i vampiri, in via teoria, sono morti che camminano. Non paghi di aver invaso le librerie con della letteratura scadente e i cinema con film glitteranti, i produttori americani (a cui non va insegnato come fare i soldi), hanno iniziato a produrre telefilm come fossero pagnotte di pane. Andiamo a stilare una lista per avere le idee più chiare:

  • Angel (1999-2004)

  • Being human (2009- on air)

  • Blade (la serie non i film) (2006, una sola stagione)

  • Blood ties (2007-2008, canadese)

  • Buffy (1997-2003)

  • Demons (2009, mini serie TV)

  • Fear itself (2008-2009, una stagione)

  • I kissed a vampire (2009- on air)

  • Kindred: the embraced (1996, una stagione)

  • Moonlight (2007-2008, una stagione)

  • Sanctuary (2011- on air)

  • Split (2009, una stagione, Israeliana)

  • Supernatural (2005- on air)

  • The dresden files (2007, una stagione)

  • The gates (2010, una stagione)

  • True blood (2008- on air)

  • Valemont (2009- on air)

  • Vampire diarie (2009- on air)

  • Vampire high (2001- 2002, una stagione, canadese)

Bene dopo questa piccola lista, possiamo renderci conto meglio di come le cose siano andate in questi anni. Hanno iniziato con Kindred (flop mai arrivato in Italia), poi ci hanno riprovato con Buffy (ottimo successo), a seguire troviamo lo spin off di Angel (successo discreto). Quindi prima del 2000 non era un genere troppo abusato. Un altro tentativo ancora sull’onda di Buffy lo troviamo nel 2001 con Vampire high e poi il 2005 arriva la valanga di merda a investire tutto il nostro mondo, universalmente conosciuto con il nome di Twilight. Per fortuna il pubblico ogni tanto si rende conto di cosa sta passando in televisione e preferisce spegnere tutto e magari mettersi a leggere un libro serio e la maggior parte delle serie sono state sospese alla prima stagione per via del basso seguito che hanno suscitato.

Anche se più in là mi occuperò in maniera più esaustiva, vorrei solo accennare che di tutta la produzione degli ultimi anni, l’unico prodotto che mi pare veramente originale è True blood. Non ci propongono né l’immagine classica del vampiro, né un’adolescente emo la cui storia sembra scritta più per un’apologia dei valori mormonici che per intrattenere la gente dotata di cervello funzionante. Sono una bella presa in giro dei glitterini adolescenziali, mischiati con alcune idee veramente perverse del vampiro e delle relazioni che intrecciano con l’aggiunta di alcuni elementi della tradizione mitologico- letteraria (come licantropi, fate, mutaforma, magia e sciamanesimo). Inoltre l’idea dei vampiri che fanno “outing” e decidono di vivere allo scoperto è una trovata semplicemente geniale. Ma come ho già detto, approfondiremo l’argomento in un altro momento.

Per tornare a noi. Che senso ha tutta questo super produzione di serie televisive? Il motto qual’è? “Produciamo a rotta di collo, tanto tra tanta monnezza prima o poi quella con cui svoltiamo la troviamo?” Sì, può essere un modo di ragionare e pensare agli affari. Del resto il cinema americano non ragiona poi in maniera tanto diversa, perché non dovrebbe funzionare allo stesso modo per la TV, dove il rischio è anche minore e la diffusione maggiore? Ma quello che in realtà mi chiedo con molta più forza è: come fanno alcune persone a riuscire a seguire quasi tutti i telefilm in programmazione? Avete trovato il giratempo di Hermione e riuscite a dilatare le giornate? Avrete un lavoro o una scuola, dovrete nutrirvi e dormire, no? So che per molti patiti a questi livelli preoccupanti la vita sociale non è un problema se non c’è e mi rendo conto anche che nell’epoca di Internet gli orari e i palinsesti che si potrebbero sovrapporre non sono più un problema a cui pensare (io ad esempio vedo tutto tramite Internet, odiando le interruzioni pubblicitarie e non possedendo Sky né Premium), però ci vuole veramente tenacia e costanza. Se pensavo che le mie amichette (tra cui Lucia) fossero delle invasate che seguivano tante di quelle serie da non riuscire a capire come riuscissero a conciliare lavoro, vita sociale, studio, alimentazione e una decente alternanza di veglia/sonno, girando per certi forum mi sono resa conto che vicino a me ho delle persone normalissime, con una discreta passione per le serie televisive.

Ma tu ci hai aperto anche un blog!” penserete voi. Sì avete ragione, ma non mi sono mai considerata una malata. O meglio, non sono mai arrivata a farmi la pay tv per seguirle, non le guardo in maniera maniacale e la verità è che di solito inizio quello che mi viene consigliato da persone fidate e, come avrete intuito, sono parecchie le persone attorno a me con la mia stessa passione. Non me le vado a scovare, sono loro che arrivano a me nei modi più strambi! In più non ci scordiamo che io faccio rientrare nella categoria anche i cartoni animati e le mie vecchie e care serie tv del passato. Quelle che restavano uniche e che sapevi che dopo qualche anno non sarebbe arrivata nessuna brutta copia al loro posto, ma che anzi eri contento di ritrovare magari in una programmazione di metà mattinata per dire “Cavolo! una volta questa la faceva in prima serata!”