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Dopo tanto parlare dei pilastri della televisione anni ’80, siamo giunti a quello che è un telefilm che ha segnato i 90’s (tutti visto che è andato in onda dal 1990 al 2000): Beverly hills 90210. Ovviamente non sto parlando di quella pallida imitazione che da un paio di anni a questa parte sta tediando i nostri schermi, sto parlando dell’originale, quello simbolo della moda unica e orrenda che ha contraddistinto l’ultimo decennio del XX secolo. In qualche modo, Beverly hills ha segnato il modo di pensare a un telefilm per i ragazzi. Non so se questo dipenda più dal fatto che è stato per me la prima serie tv seguita con interesse e che in qualche modo poteva definirsi “da grande”, oppure fosse realmente così. So però che di sicuro ha lasciato un segno evidente in quegli anni lì.

Credo che sia stata la prima serie televisiva ad affrontare temi qual AIDS, omosessualità, sessualità eccetera nei gruppi di ragazzi. A pieno titolo viene indicato anche come il fondatore del “teen drama”.


Quanto era brutta la prima sigla???


Quanto, invece, si sentivano più fichi nella seconda?

È così legato al periodo a cui è andato in onda che uno dei motivi per cui il prequel/remake/sequiel (nessuno ancora ha capito cos’è) che stanno trasmettendo ora, non ha successo proprio perché decontestualizzato da quello che era l’originale Beverly Hills.

Il plot era quello adolescenziale di un gruppo di ragazzi di circa 16 anni che andava a scuola, scopriva la vita, si innamorava, combatteva con i problemi di tutti i giorni. Ovviamente il tutto girato e ambientato in una ricchissima e viziatissima Beverly Hills. Diciamo che ci siamo spesso chiesti perché i Walsh vivessero in uno dei quartieri più ricchi del mondo e poi non potevano permettersi di mandare entrambi i figli all’università: andare a vivere in un posto più umano e mettere da parte i soldi per dargli un’istruzione decente, no? Comunque, al di là di queste domande che non si dovrebbe porre mai nessuno quando si guarda un telefilm, se vediamo con un occhi più critici e concreti la storia, vediamo che ce n’erano parecchi di interrogativi. Il primo su tutti era: chi vestiva Steve? Vi ricordate le orrende camice che sfoggiava ad ogni episodio? Sì erano inguardabili e inconcepibili anche negli anni ’90 e ci siamo chiesti spesso se agli sceneggiatori il suo personaggio non fosse stato imposto in qualche modo, visto che già aveva una vita abbastanza sfigata e a tratti irrilevante, nessuno credeva potesse anche essere condannato a vestirsi in modo così insopportabile. Non poteva bastare l’averlo dipinto come il bullo meno fico e più inutile della storia, no hanno pensato, visto che era belloccio, pieno di muscoli e biondo, di renderlo in più di un’occasione, ridicolo.

Chi poi non si è chiesto se Tori Spelling “recitasse” (da sottolineare il virgolettato) solo perché aveva lo stesso cognome del produttore delle serie? In più, ok che abbiamo già più volte sottolineato come in quegli anni la moda fosse un pochino atroce, ma c’era bisogno di sottolinearlo così tanto facendo delle orrende acconciature ad Andrea? Che a dispetto di quello che si possa pensare era una donna e, forse, di tutta la serie era anche la più sfigata: la secchiona che sa sempre cosa è giusto, la vergine di ferro, quella severa e inamovibile, quella truccata, vestita e acconciata nel peggiore dei modi; la meno fica e la meno corteggiata (sì Donna, al secolo Tori Spelling, aveva più corteggiatori di Andrea) e più povera pure dei Walsh. La poveraccia che sbava per anni dietro a Brendon che però la vede solo come un’amica anche se però la stima tanto. Quando finalmente si decide a non pensare più al belloccione con la folta chioma, incontra uno gliela dà e resta incinta: “one shoot, one kill”. Per la serie meglio essere stupidi e fare la vita da superfichi, che intelligenti e sfigati fino all’ultimo episodio della quinta stagione (infatti nelle ultime quattro stagione la Carteris non è presente).

Durante lo svolgimento della storia, il nostro gruppo di amici si troverà ad affrontare tutti i problemi adolescenziali più comuni e meno: genitori che si separano, i primi amori, il sesso, AIDS, la scuola, la droga, l’anoressia, i sogni, i lavoretti per arrotondare (questo era un problema solo della famiglia Walsh visto che tutti gli altri, vivendo a Beverly Hills, potevano tranquillamente scialacquare il patrimonio di famiglia), contendersi il bello e dannato della scuola:

Una delle pietre miliari era Dylan, al secolo, Luke Perry, uno tra gli attori meno indicati per recitare in un cast di 15-16enni visto che a 20 anni ne dimostrava almeno 15 di più. Era veramente surreale. Nonostante la Fox non ci avrebbe scommesso uno scellino, il Sig. Spelling decise di pagare l’attore di tasca sua, tanto credeva nel suo personaggio e così, da iniziale ragazzotto ai margini della storia ne diventa uno dei fulcri assieme a Brandon e, del resto, come avrebbe potuto non essere che così? Cresce e vive da solo, bello e dannato, jeans e giacca di pelle, già stempiato, con una macchina che neanche Marlon Brando all’apice della carriera (a momenti) ce lo vedevi andare in giro. Ok doveva essere il ragazzo per cui le due protagoniste femminili avrebbero litigato per 5 stagioni, ma c’è modo e modo di costruire la vita di un 16enne e renderla un “tantinino” più reale. Ma del resto a chi vedeva Beverly Hills 90210, della realtà o verosimiglianza se ne sbattevano altamente. Resta che la relazione che legava Dylan con Brenda (sì la sorella di Brendon si chiamava BRENDA…che sforzo di immaginazione gli sceneggiatori, eh?) e poi Dylan con Kelly ci ha tenuti in scacco per diverso tempo. Poi a sciogliere questo triangolo amoroso è intervenuta la stessa attrice che interpretava Brenda, tenendo un comportamento che ha fatto dire ai produttori un semplice e carino “fuori dalle balle” e così Shannen Doherty ha preso baracca e burattini ed è andata a glitterare nel cast di “streghe” qualche anno più tardi (dove è stata cacciata anche da lì).

Fin qui potrete notare come, in un certo senso, Beverly Hills ricalchi le orme del mitico “Happy days”: Dylan ci ricorda un po’ Fonzie (anche se quest’ultimo era molto più divertente e spensierato del nostro amico dalla fronte talmente ampia da poterci giocare a golf) e come lui diventerà socio del Peach Pit, gestito da un’italo americano (Nat in Beverly Hills, Arnold su Happy days); Brandon lavora al giornale della scuola come Richard Cunningham, e i suoi genitori fanno parte integrante della serie televisiva, così come la sorella è una delle protagoniste; altrettanto Steve e David sembrano ricalcare le orme di Ralph e Potsie, sia con la nomea di “buffoni” del gruppo, che con le scelte che faranno crescendo.

Poi abbiamo il personaggio dei personaggi, una specie di “capo dei capi” della serie, Brandon. È il classico ‘bello e bravo’. Lui è bravo a scuola, sa sempre cosa è giusto, difende gli sfigati, lavora per dare una mano a casa, scrive nel giornale della scuola e non prende mai per il culo le ragazze (bhè quasi mai). Il suo degno erede difatti sarà Dawson. Ovviamente “da grande” viene preso nientemeno che dal Washington Post in persona!

Come non spende infine due parole anche per Donna e David? Si di loro non si può che parlarne in coppia. Se fossero due animali sarebbero due pappagallini “inseparabili”. Fanno coppia fissa dal primo liceo in poi. Anche se eravamo tuttosommato piccoli, David da noi ha ricevuto tutta la nostra ammirazione per essere riuscito non cornificare Donna, che aspettava il matrimonio per mollargliela. E bhè, lei è (anacronisticamente) una vergine di ferro, succube dei duri insegnamenti di una madre severa che, nonostante abbia come migliora amica Kelly (tutta sesso, droga e anoressia), rimane fedele ai suoi principi e fa venire i calli a David per 10 anni. Per questo l’ultima puntata di tutta la serie si chiude con il loro matrimonio e l’idea, lasciata all’immaginazione, che finalmente i due potessero consumare il loro amore in modo un pochino più carnale.

Inoltre possiamo ricordare i numerosi cameo e partecipazioni che i 10 anni di questo telefilm ha vissuto, tra i nomi più famosi spiccano Hilary Swank, Emma Caulfield (che ritroveremo dalla quarta stagione in Buffy), Casper Van Dien e Jason Wiles. Inoltre in diversi episodi i protagonisti si sono voluti spesso cimentare come registi di singoli episodi. Questo a testimonianza di quanto, da un certo punto di vista, Beverly Hills cercasse di essere innovativa. Non è solo una serie TV che ha creato il genere del “teen drama”, ma è stata anche la più longeva del suo genere (con 296 episodi all’attivo). Ha vinto diversi premi in mezzo mondo e ha segnato la strada a quelli che saranno Dawson’s creek e, in gran parte anche Buffy. A proposito dell’ammazzavampiri, ho una piccola curiosità: il liceo dove vanno i nostri protagonisti del quartiere più ricco di Los Angeles è lo stesso che fa da sfondo alle avventure della Cacciatrice (anche le scene di quando vanno al college sono girate nella stessa scuola). In realtà, se qualcuno si trovasse a visitare L.A., il nome reale è Torrance High School situata al 2.220 W.Carson St.

Arrivati alla fine, non posso menzionare chi ha dato tanto per alimentare il successo di questa serie televisiva: i Prophilax! A i pochi che non sono di Roma, molto probabilmente questo gruppo è sconosciuto. Non sono proprio degli artisti sublimi. Sono famosi per essere demenziali e per essere stati scomunicati, ma anche e soprattutto per aver ridoppiato in maniera sublime proprio Beverly Hills. Qui di seguito vi lascio questa perla, avvisandovi che se siete troppo sensibili non è il caso di vederlo, visto che è pieno di bestemmie, parolacce, battute scadenti e oscene; ma è anche doppiato in maniera artisticamente perfetta, con un adattamento dei dialoghi che rasenta la genialità e per tutte le risate che mi hanno fatto fare, personalmente li ringrazio.

Dopo tanto parlare dei pilastri della televisione anni ’80, siamo giunti a quello che è un telefilm che ha segnato i 90’s (tutti visto che è andato in onda dal 1990 al 2000): Beverly hills 90210. Ovviamente non sto parlando di quella pallida imitazione che da un paio di anni a questa parte sta tediando i nostri schermi, sto parlando dell’originale, quello simbolo della moda unica e orrenda che ha contraddistinto l’ultimo decennio del XX secolo. In qualche modo, Beverly hills ha segnato il modo di pensare a un telefilm per i ragazzi. Non so se questo dipenda più dal fatto che è stato per me la prima serie tv seguita con interesse e che in qualche modo poteva definirsi “da grande”, oppure fosse realmente così. So però che di sicuro ha lasciato un segno evidente in quegli anni lì.

Credo che sia stata la prima serie televisiva ad affrontare temi qual AIDS, omosessualità, sessualità eccetera nei gruppi di ragazzi. A pieno titolo viene indicato anche come il fondatore del “teen drama”.

È così legato al periodo a cui è andato in onda che uno dei motivi per cui il prequel/remake/sequiel (nessuno ancora ha capito cos’è) che stanno trasmettendo ora, non ha successo proprio perché decontestualizzato da quello che era l’originale Beverly Hills.

Il plot era quello adolescenziale di un gruppo di ragazzi di circa 16 anni che andava a scuola, scopriva la vita, si innamorava, combatteva con i problemi di tutti i giorni. Ovviamente il tutto girato e ambientato in una ricchissima e viziatissima Beverly Hills. Diciamo che ci siamo spesso chiesti perché i Walsh vivessero in uno dei quartieri più ricchi del mondo e poi non potevano permettersi di mandare entrambi i figli all’università: andare a vivere in un posto più umano e mettere da parte i soldi per dargli un’istruzione decente, no? Comunque, al di là di queste domande che non si dovrebbe porre mai nessuno quando si guarda un telefilm, se vediamo con un occhi più critici e concreti la storia, vediamo che ce n’erano parecchi di interrogativi. Il primo su tutti era: chi vestiva Steve? Vi ricordate le orrende camice che sfoggiava ad ogni episodio? Sì erano inguardabili e inconcepibili anche negli anni ’90 e ci siamo chiesti spesso se agli sceneggiatori il suo personaggio non fosse stato imposto in qualche modo, visto che già aveva una vita abbastanza sfigata e a tratti irrilevante, nessuno credeva potesse anche essere condannato a vestirsi in modo così insopportabile. Non poteva bastare l’averlo dipinto come il bullo meno fico e più inutile della storia, no hanno pensato, visto che era belloccio, pieno di muscoli e biondo, di renderlo in più di un’occasione, ridicolo.

Chi poi non si è chiesto se Tori Spelling “recitasse” (da sottolineare il virgolettato) solo perché aveva lo stesso cognome del produttore delle serie? In più, ok che abbiamo già più volte sottolineato come in quegli anni la moda fosse un pochino atroce, ma c’era bisogno di sottolinearlo così tanto facendo delle orrende acconciature ad Andrea? Che a dispetto di quello che si possa pensare era una donna e, forse, di tutta la serie era anche la più sfigata: la secchiona che sa sempre cosa è giusto, la vergine di ferro, quella severa e inamovibile, quella truccata, vestita e acconciata nel peggiore dei modi; la meno fica e la meno corteggiata (sì Donna, al secolo Tori Spelling, aveva più corteggiatori di Andrea) e più povera pure dei Walsh. La poveraccia che sbava per anni dietro a Brendon che però la vede solo come un’amica anche se però la stima tanto. Quando finalmente si decide a non pensare più al belloccione con la folta chioma, incontra uno gliela dà e resta incinta: “one shoot, one kill”. Per la serie meglio essere stupidi e fare la vita da superfichi, che intelligenti e sfigati fino all’ultimo episodio della quinta stagione (infatti nelle ultime quattro stagione la Carteris non è presente).

Durante lo svolgimento della storia, il nostro gruppo di amici si troverà ad affrontare tutti i problemi adolescenziali più comuni e meno: genitori che si separano, i primi amori, il sesso, AIDS, la scuola, la droga, l’anoressia, i sogni, i lavoretti per arrotondare (questo era un problema solo della famiglia Walsh visto che tutti gli altri, vivendo a Beverly Hills, potevano tranquillamente scialacquare il patrimonio di famiglia), contendersi il bello e dannato della scuola:

Una delle pietre miliari era Dylan, al secolo, Luke Perry, uno tra gli attori meno indicati per recitare in un cast di 15-16enni visto che a 20 anni ne dimostrava almeno 15 di più. Era veramente surreale. Nonostante la Fox non ci avrebbe scommesso uno scellino, il Sig. Spelling decise di pagare l’attore di tasca sua, tanto credeva nel suo personaggio e così, da iniziale ragazzotto ai margini della storia ne diventa uno dei fulcri assieme a Brandon e, del resto, come avrebbe potuto non essere che così? Cresce e vive da solo, bello e dannato, jeans e giacca di pelle, già stempiato, con una macchina che neanche Marlon Brando all’apice della carriera (a momenti) ce lo vedevi andare in giro. Ok doveva essere il ragazzo per cui le due protagoniste femminili avrebbero litigato per 5 stagioni, ma c’è modo e modo di costruire la vita di un 16enne e renderla un “tantinino” più reale. Ma del resto a chi vedeva Beverly Hills 90210, della realtà o verosimiglianza se ne sbattevano altamente. Resta che la relazione che legava Dylan con Brenda (sì la sorella di Brendon si chiamava BRENDA…che sforzo di immaginazione gli sceneggiatori, eh?) e poi Dylan con Kelly ci ha tenuti in scacco per diverso tempo. Poi a sciogliere questo triangolo amoroso è intervenuta la stessa attrice che interpretava Brenda, tenendo un comportamento che ha fatto dire ai produttori un semplice e carino “fuori dalle balle” e così Shannen Doherty ha preso baracca e burattini ed è andata a glitterare nel cast di “streghe” qualche anno più tardi (dove è stata cacciata anche da lì).

Fin qui potrete notare come, in un certo senso, Beverly Hills ricalchi le orme del mitico “Happy days”: Dylan ci ricorda un po’ Fonzie (anche se quest’ultimo era molto più divertente e spensierato del nostro amico dalla fronte talmente ampia da poterci giocare a golf) e come lui diventerà socio del Peach Pit, gestito da un’italo americano (Nat in Beverly Hills, Arnold su Happy days); Brandon lavora al giornale della scuola come Richard Cunningham, e i suoi genitori fanno parte integrante della serie televisiva, così come la sorella è una delle protagoniste; altrettanto Steve e David sembrano ricalcare le orme di Ralph e Potsie, sia con la nomea di “buffoni” del gruppo, che con le scelte che faranno crescendo.

Poi abbiamo il personaggio dei personaggi, una specie di “capo dei capi” della serie, Brandon. È il classico ‘bello e bravo’. Lui è bravo a scuola, sa sempre cosa è giusto, difende gli sfigati, lavora per dare una mano a casa, scrive nel giornale della scuola e non prende mai per il culo le ragazze (bhè quasi mai). Il suo degno erede difatti sarà Dawson. Ovviamente “da grande” viene preso nientemeno che dal Washington Post in persona!

Come non spende infine due parole anche per Donna e David? Si di loro non si può che parlarne in coppia. Se fossero due animali sarebbero due pappagallini “inseparabili”. Fanno coppia fissa dal primo liceo in poi. Anche se eravamo tuttosommato piccoli, David da noi ha ricevuto tutta la nostra ammirazione per essere riuscito non cornificare Donna, che aspettava il matrimonio per mollargliela. E bhè, lei è (anacronisticamente) una vergine di ferro, succube dei duri insegnamenti di una madre severa che, nonostante abbia come migliora amica Kelly (tutta sesso, droga e anoressia), rimane fedele ai suoi principi e fa venire i calli a David per 10 anni. Per questo l’ultima puntata di tutta la serie si chiude con il loro matrimonio e l’idea, lasciata all’immaginazione, che finalmente i due potessero consumare il loro amore in modo un pochino più carnale.

Inoltre possiamo ricordare i numerosi cameo e partecipazioni che i 10 anni di questo telefilm ha vissuto, tra i nomi più famosi spiccano Hilary Swank, Emma Caulfield (che ritroveremo dalla quarta stagione in Buffy), Casper Van Dien e Jason Wiles. Inoltre in diversi episodi i protagonisti si sono voluti spesso cimentare come registi di singoli episodi. Questo a testimonianza di quanto, da un certo punto di vista, Beverly Hills cercasse di essere innovativa. Non è solo una serie TV che ha creato il genere del “teen drama”, ma è stata anche la più longeva del suo genere (con 296 episodi all’attivo). Ha vinto diversi premi in mezzo mondo e ha segnato la strada a quelli che saranno Dawson’s creek e, in gran parte anche Buffy. A proposito dell’ammazzavampiri, ho una piccola curiosità: il liceo dove vanno i nostri protagonisti del quartiere più ricco di Los Angeles è lo stesso che fa da sfondo alle avventure della Cacciatrice (anche le scene di quando vanno al college sono girate nella stessa scuola). In realtà, se qualcuno si trovasse a visitare L.A., il nome reale è Torrance High School situata al 2.220 W.Carson St.

Arrivati alla fine, non posso menzionare chi ha dato tanto per alimentare il successo di questa serie televisiva: i Prophilax! A i pochi che non sono di Roma, molto probabilmente questo gruppo è sconosciuto. Non sono proprio degli artisti sublimi. Sono famosi per essere demenziali e per essere stati scomunicati, ma anche e soprattutto per aver ridoppiato in maniera sublime proprio Beverly Hills. Qui di seguito vi lascio questa perla, avvisandovi che se siete troppo sensibili non è il caso di vederlo, visto che è pieno di bestemmie, parolacce, battute scadenti e oscene; ma è anche doppiato in maniera artisticamente perfetta, con un adattamento dei dialoghi che rasenta la genialità e per tutte le risate che mi hanno fatto fare, personalmente li ringrazio.

Il primo telefilm di cui parlerò non poteva che essere X-Files. SE mi chiedessero quale sia stata la prima serie che ho consapevolmente scelto di seguire, è questa. Mi spiego. Quando sei piccolo, solitamente, guardi i cartoni animati o i telefilm che vede tuo fratello più grande o i tuoi genitori. Hai un’interesse passivo, diciamo. Poi arriva un momento nella vita in cui hai un’illuminazione o scatta una scintilla e ti appassioni a qualcosa che è solo tuo.

Questa avventura comincia in una seconda serata di metà estate del ’94. Va in onda il pilot di una nuova serie, intitolata “X-Files”, che per dieci anni incollerà alla TV milioni di persone in tutto il mondo, segnerà un pezzo di storia della televisione e vincerà diversi e svariati premi della sua categoria. Ma quella sera d’estate tutto questo non lo sapeva ancora nessuno.

Nonostante gli inguardabili capelli uni all’osceno tailleur a cui hanno condannato Scully per almeno le prime due stagioni, la serie ha avuto subito successo.

In realtà ciò che ci faceva seguire in maniera così spasmodica questo telefilm ogni settimana era la risposta alla domanda: “Ma Samantha Fox, che cazzo di fine ha fatto?” Morta? Viva? Clonata? Rapita? Oppure ha inscenato tutta questa storia per fuggire alle Hawai e poter smettere finalmente di giocare a Stratego con il fratello? O, ancora, è stata si rapita, ma dalla mafia russa e per tutta la vita ha fatto la prostituta nelle periferie di Sanpietroburgo sperano che il fratello la smettesse di inseguire gli omini verdi e la venisse a salvare una volta per tutte?

Un’altra cosa che vorrei chiedere anche voi è: Chris Carter aveva un’amore così viscerale per la cantante Samantha Fox

 da volerci chiamare il personaggio chiave che spinge il protagonista a muovere tutti i suoi passi? Forza con le risposte e proposte.

(edit a posteriori: intendevo chiamare i due fratelli uno Samantha e l’altro Fox che di cognome fanno, ovviamente Mulder.)

Mano a mano che le stagioni vanno avanti la trama e i personaggi si infittiscono e si intrecciano.

Troppo presto perdiamo l’informatore più simpatico di Mulder, il quale con molta probabilità avrà rescisso il contratto dopo aver costatato che il suo personaggio si chiamava come uno dei film porno più famosi del cinema (Gola profonda).  La cosa che più mi colpiva delle stagioni di X-Files, però, erano i tempi perfetti in cui storie a sè stanti venivano alternate a episodi che raccontavano qualcosa sulla “cospirazione”, ovvero il filo conduttore di tutta la serie.

Cosa rende speciale X-Files? Potremmo dire che il motivo sia nell’originalità delle modalità con cui il telefilm veniva sviluppato. Ma c’è dell’altro. Spesso la serie di Chris Carter viene accostata a “Ai confini della realtà” (un giorno parlerò anche di lei), ma a differenza non tutti gli episodi sono autoconclusivi, ci sono personaggi fissi ed esiste un filo conduttore che si sviluppa stagione dopo stagione. In più riusciva a mixare perfettamente paranormale, diverse teorie del complotto e quel pizzico di populismo che nei prodotti americani in particolare, non gusta mai. La novità risiede nei modi in cui questi ingredienti interagivano. Nelle teorie della cospirazione  i suoi protagonisti controllano ogni campo della vita pubblica, vivono nell’ombra e agiscono in segreto. L’idea centrale è scoprire la verità e difatti il motto della serie è “La verità è là fuori” e il modo migliore per trovarla, secondo Carter, è indebolendo il sistema dall’interno. E’ questa, a mio parere, l’idea geniale che rende popolare X-Files. Non c’è un supereroe che combatte il male, ma ci sono due agenti, due persone abbastanza comuni (nelle prime puntate ci fanno capire che Mulder era considerato una specie di nerd sociopatico, relegato a lavorare negli scantinati dell’FBI), ma, allo stesso tempo, brillanti e intelligenti, che cercano di smascherare persone potenti, organizzate in tutto il mondo, che rappresentano un pericolo per “il popolo innocente”.

Avviene un capovolgimento dei classici stereotipi della narrativa paranormale, l’eroe è un maschio che crede in ciò che non è scienza e riesce, piano piano ad intaccare le ferme convinzioni della donna, che rappresenta lo scetticismo e la razionalità.

Scully: “Ho sempre considerato sacra la scienza. Ho sempre fiducia nei fatti accertati.

Mulder: “Non potremmo considerare gli eventi fantastici una possibilità?

Ma il vero capolavoro è nel finale. Tralasciamo l’orrore allo stato puro dell’ottava e nona stagione e saltiamo direttamente alle ultime due puntate. In un’ora e quarantacinque minuti vengono riassunti dieci anni di indagini, ma non troveremo l’happy ending. Mulder rischia di finire in galera e, assieme a Scully, dovranno fuggire per non essere continuamente perseguitati; la cospirazione non viene smascherata e i cattivi non ricevono punizioni. Una fine triste? No, perché Mulder la verità l’ha trovata e ora lui SA, conosce praticamente tutte le trame che compongono il disegno della cospirazione. Quella che inizialmente era una “caccia agli aliene” si è rivelato un percorso conoscitivo molto più profondo. Non è più il ragazzo pronto a gridare a tutti i network la “verità”, gli basta CONOSCERLA. La bellezza del sapere puro e semplice. Il “male” che ci circonda non è vinto, nè estirpato, resta nel mondo, ma non è più sconosciuto.