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“Se tutto intorno è bene chi tutela il male, quando il bene si prepara ad ammazzare?”
(99 posse)

Non male come angelo della morte

Alla fine la scelta è stata mia è si è orientata su Dexter. Nonostante avessi iniziato a scrivere qualcosa su Ranma, l’aver terminato di vedere la sesta stagione del serial killer più strano della televisione, ha fatto spostare l’ago della bilancia decisamente verso quest’ultimo.
Dexter è la storia di una brava persona a cui sono successe brutte cose. È la storia di un Passeggero Oscuro, che è stato indirizzato, a cui è stata dato un senso in qualche modo più alto. È la storia di un bambino che nasce nel sangue della madre fatta a pezzi, di un poliziotto che lo salva e “diventa” suo padre, che vede quell’oscuro passeggero e non si ferma a pensare se potrebbe svanire, ma lo alimenta e lo indirizza per dargli uno scopo “superiore”.
Dexter non è un serial killer come tutti quelli che conosciamo. E’ uno scienziato, un ematologo che lavora per la scientifica di Miami e non uccide il primo che gli capita a tiro, no Dexter uccide chi se lo merita. Si sente Dio? No. Non ha nulla a che fare con un castigatore, un prescelto. Lui sa chi è, sa che è una brutta persona che fa cose brutte, sa che però l’istinto che lo porta a fare certe cose non riesce a dominarlo e quindi si trasforma in un prolungamento della legge. Il nostro protagonista arriva là dove la giustizia non riesce, per incompetenza, per stare a giochi politici, per burocrazia. Dexter non ha regole, ha solo il suo “Codice”, quello tramandatogli dal padre. Una legge non scritta per non farsi prendere, per agire solo se si è veramente sicuri della colpevolezza della propria vittima. Questo è il modo di agire di Dexter: scientifico, certo, sicuro. Uccidete solo assassini, stupratori o pedofili.
Questo codice cerca di insegnargli ad apparire “normale”, a costruirsi una maschera per non destare sospetti, come sfuggire alle indagini della polizia. Ma se fosse solo questo, sarebbe difficile spiegare il successo che ha riscosso e come sia stato possibile arrivare a 6 stagioni senza uccidere di noia i telespettatori.
Il protagonista (Michael C. Hall, già menzionato in uno speciale a lui dedicato e nel post su Six feet under) è perfetto: sa incarnare il bravo poliziotto, il bravo papà o lo spietato assassino; il carattere di Dexterr ha un evoluzione, stagione dopo stagione. La sua voce fuori campo ci rende partecipe dei pensieri, delle riflessioni, come se ci chiedesse di non giudicare la sua vita dal nostro punto di vista, ma dal suo. Questa serie TV non dà mai un confine netto tra ciò che è giusto o ciò che è sbagliato. Se la dovessi descrivere con un colore direi che è il grigio in tutte le sue sfumature. I personaggi che girano intorno a tutta la storia oscillano continuamente sul filo sottile che divide il “bene” dal “male”.
Chi almeno una volta nella vita, ascoltando un telegiornale non ha pensato “certa gente meriterebbe solo la morte”? Dexter non lo pensa, ma è quello che fa. Lui è il giustiziere che sconfigge i cattivi; ma cosa accade se a sconfiggere i cattivi non sono i buoni ma altri cattivi?
Cosa succede quando questa maschera che l’ematologo indossa inizia a diventare sempre più sottile fino a diventare parte della sua pelle? Se inizialmente si mette con Rita per dare l’impressione di essere un “vero uomo che a certe cose ci pensa”, poi scopriamo, un po’ a sorpresa, assieme a lui che ne è veramente innamorato. Che lui quella vita “normale”, fatta di abitudini genuine la vorrebbe. Non è più una semplice copertura di ciò che è in realtà, perché ciò che Dexter capirà con il passare delle puntate è che lui non è solo un serial killer, ma è anche uno scienziato, un uomo, un compagno, un fratello, un amante e un padre e questa è un po’ la chiave del successo di questa serie: il protagonista si interroga spesso su cosa e chi è, su come dovrebbe affrontare la vita per non essere “l’uomo nero”, per essere veramente la brava persona che appare. Spesso si interroga se sia possibile essere un assassino spietato e contemporaneamente un padre premuroso e un fratello presente.


In ogni stagione il “cattivo di turno”, incarna una delle pietre miliari su cui si regge la società: le relazioni sentimentali, l’amicizia, la famiglia, la religione. Tutte cose che noi solitamente diamo per scontate, ma che per una persona sociopatica che prova più attrazione verso l’omicidio che non l’altro sesso, la prospettiva è totalmente differente. Ed è proprio attraverso l’antagonista su cui poi si costruisce tutta la stagione, che noi conosciamo la complessa personalità di Dexter. Sembra quasi che l’idea su cui poggia tutta la serie TV sia quella di voler far riflettere il telespettatore che in ognuno di noi esiste un “Passeggero Oscuro”, ed è quella parte di noi che vorremmo tirare fuori davanti a un’ingiustizia, davanti a un crimine non punito. Quando ci piacerebbe se ci fosse un “supereroe” pronto a porre rimedio ai limiti e agli errori della legge? Perché continuare sempre e solo a vedere i supereroi come l’espressione del bene? Se un criminale la fa franca con la legge, che senso avrebbe catturarlo e riconsegnarlo a quello stesso sistema che non lo ha punito? Ecco cosa rappresenta il nostro ematologo: quella parte che ogni essere umano possiede, e che le regole sociali hanno cercato di incatenare per il quieto vivere. Ma la frase con cui ho aperto questo post non è, ovviamente casuale: quando il “bene” fallisce chi può fermare il “male” meglio di altro “male”? Voi siete così sicuri che condannereste veramente e ciecamente se veniste a conoscenza che una persona come Dexter esiste sul serio e avesse ucciso le persone più becere e schifose che il mondo potesse generare? Sicuri sicuri sicuri?

PS Il mio ovviamente non vuole essere un incitamento all’omicidio, nè mi sento una tifosa dei giustizieri. Il post è semplicemente una dissertazione filosofica sul bene e il male e il concetto di giustizia applicata, nulla di più. Trovo che tutti i ragazzini americani che hanno commesso omicidi ispirandosi a questo telefilm, abbiano semplicemente dei pessimi genitori e non sostengo assolutamente queste cose.

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Girando per un bel po’ di blog, ho notato una bella lista di “film-aspettativa” per il 2012. Come sempre sulla carta e sui trailer sembrano tutti una figata pazzesca. Nei prossimi due mesi so che mi attenderà una full immertion per vedere tutti quelli candidati agli oscar che spesso danno molte garanzie e raramente si sono rivelati come delle bufale pazzesche. Certo magari un pochino sotto le aspettative sì, ma mai totalmente orrendi. In questa prospettiva volevo analizzare un po’ i telefilm da me attesi nel 2012, o meglio le nuove stagioni.

5. Fringe, la cui quarta stagione è ricominciata ad ottobre, ma tra “festa del ringraziamento” e natale si sono presi due mesi di stop tra la settima e l’ottava puntata. Ringraziamo J.J. Habrams per questo mega effetto suspance, ma un avvertimento: se ci tiri fuori una cagata colossale, ci sta che ti veniamo a cercare per tutto il globo terrestre con cattive intenzioni.

4. The Big Bang theory, anche loro per proseguire la quinta stagione si sono presi una bella pausa, ma la differenza con Fringe è sostanziale: primo, in quanto sit com non ha un filone narrativo da seguire con impazienza; secondo non è girato da Habrams quindi non abbiamo paura che la prossima puntata tireranno fuori qualche escamotage narrativo per farci impippare il cervello per mesi; terzo si sono degnati di mandare in onda una puntata prima della pausa natalizia. Quindi attendiamo anche qui i primi mesi del nuovo anno per sapere come si evolveranno i vari rapporti tra i nostri protagonisti, in particolare quello tra Sheldon e Amy.

3. Game of Throne, in realtà questo più che un’aspettativa in generale è un impegno  che ho preso con me stessa. Le mie mentori in fatto di telefilm e libri è da diverso tempo che scambiano sottobanco i libri da cui deriva la serie televisiva, molto molto tempo prima che iniziassero a stendere la sceneggiatura. Un po’ per il poco tempo, un po’ perché sono diventata veramente lenta a leggere, non ho mai iniziato, però la serie TV mi attira (sarà merito di Sean Bean, al secolo Sergio Fagioli alias Boromir?) così come anche i libri in realtà. Magari se iniziassi con le prime puntate, poi mi appassiono ed ecco lì che diventa il mio prossimo tormentone.

2. American horror story, lo so lo so è appena terminata la prima stagione ma il 2012 è fatto di 12 mesi e se non finisce il mondo prima del 21 dicembre (non sia mai che abbiano fatto male i calcoli i Maya) dovrebbe andare in onda la prossima stagione che mi incuriosisce non poco. Sarà interessante vedere come si evolveranno i vari intrecci, se la “vecchia” famiglia diventerà un contorno alla “nuova” o se invece resterà protagonista assoluta con un bel contorno di altri personaggi. Speriamo di scoprirlo presto.

1. True blood, al primo posto non poteva mancare la storia di vampiri più originale degli ultimi anni. Ci hanno lasciato all’ultima scena in un mare di lacrime amare, ora vogliamo proprio sapere che cosa ne sarà dei nostri amati personaggi e di tutta la mitologia a seguire. Al momento non si sa ancora nulla per certo su quando ricomincerà, ma sono solo rumors non confermati. Personalmente credo che prima dell’estate non se ne farà nulla, ma attendiamo fiduciosi.

Per questo 2012 vorrei mettermi d’impegno e provare a vedere Misfits che mi è stato più volte consigliato da Pippy (sì la stessa di GoT e amica anche della mia mentore Lucia). Per omaggiare le sopracitate amichette, dovrei degnarle della visione, almeno della prima puntata, di Supernatural, se non altro per il fatto di aver partecipato al Gishwhes (la caccia al tesoro più grande del mondo organizzata da uno dei protagonisti del telefilm, Misha Collins).
In ultimo, ma non per questo meno importante, c’è Dexter che è finito a dicembre del 2011, ma io ancora devo spararmi la sesta stagione, cosa che accadrà molto presto. Non l’ho messa in top5 per il semplice fatto che non sono sicurissima che la settima arrivi per quest’anno (anche se spero di sì).

Chi ho dimenticato? Avete da suggerire qualche altro titolo per questo nuovo anno???

Oggi sono in vena di top 5 e visto che negli ultimi anni mi è capitato di vedere telefilm con delle bellissime scene “a sorpresa”, eccomi qui stamattina a stilarne una bella classifica. Avviso linkerò e parlerò delle scene che conterranno ovviamente spoiler, quindi se non avete visto o se lo state seguendo evitate di proseguire. Il titolo è segnalato in neretto quindi non potete sbagliarvi

Iniziamo con il primo sorpresone fuori concorso. Lo metto a posteriori visto che ci avevo pensato e visto che la mia mentore Lucia lo ha citato. Fuori classifica perchè mi ha fatto veramente cagare, e sto parlando di Lost e diciamo che poi riguarda tutta l’ultima puntata. Non c’è una scena in particolare, ma andando avanti con l’ultimo episodio non capiamo se ci viene da piangere, per aver realizzato o semplicemente per aver preso piena coscienza, del fatto che abbiamo buttato sei anni della nostra vita a seguire un telefilm che prometteva essere il supermegatelefilm del decennio e che si è rivelato essere una cagata fumante. I personaggi sono in realtà tutti morti e quello che abbiamo visto per sei stagione è un pesante intreccio di sliding doors….GRAZIE!!!

5. L’ultimo di questa top 5 va dedicato sicuramente ad American horror story in cui scopriamo che Violet non è stata in realtà salvata da Tate, ma è riuscita a suicidarsi. Assieme a questa scena accosterei il momento in cui scopriamo che tutta la gente che si aggira per la casa è in realtà morta. Niente di schoccante, ma nel suo contesto un bel “effetto sorpresa”

 

4. Al quarto posto metto L word, la scena che ricongiunge Bette e Tina. Quel bacio che tanto poco ci aspettavamo (e tanto “molto” speravamo) arriva in un momento che un po’ lo preparava. Bette sta con Jodie, ma non è proprio sicura di quello che prova per lei nè se sia la persona giusta con la quale stare; mentre Tina si sta rendendo conto che in ogni persona con cui sta cerca Bette, il che significa che ne è ancora perdutamente innamorata. Vi assicuro che per chi seguiva con passione e senza spirito critico (quello sarebbe venuto tempo dopo la sua conclusione) questo telefilm, ha accolto questa “sorpresa” con applausi, sorrisi, urla di giubilo e cori da stadio che farebbero impallidire qualsiasi ultrà.

 

3. Questa terza posizione lo so già da me è super di parte e la affido a Buffy. Il portale dell’inferno si sta per riaprire per l’ennesima volta, a questo giro però per chiuderlo è richiesto il sacrificio di Dawn che è sì la sorella di Buffy, ma creata come tale, poichè in realtà lei è “la chiave”. La logica vorrebbe che i personaggi accettassero questo sommo sacrificio per il bene del mondo, ma quando ci sono di mezzo i sentimenti non si ragiona per logica ed è così che la cacciatrice (che il buon senso, visto che abiti sopra la ‘Bocca dell’Inferno’, vorrebbe vedere viva il più a lungo possibile) si sacrifica e chiude il portale demoniaco. Aggiungo che se Whedon avesse fatto terminare qui Buffy non avrebbe fatto un soldo di danno, visto gli standard piuttosto bassi raggiunti con la sesta e settima stagione. Quindi in realtà l’effetto sorpresa è più basato sull’idea di noi spettatori che, vista Buffy tuffarsi meglio di certi atleti alle Olimpiadi, ci siamo chiesti “e mo dalla prossima stagione che se raccontamo?”

 

 2. Siamo arrivati nella zona “calda” della Top5, ovvero alla scena di chiusura dell’ultima puntata della quarta serie di True blood: la morte di Tara. Sì lo so che eravamo arrivati a un punto della storia in cui uno dei personaggi principali doveva morire, ma un colpo di fucile in faccia sulla mia “piccola Tara” è stato un colpo al cuore che mi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia. Ho fissato lo schermo per altri 10 minuti dopo la seguente scena, in uno stato quasi catatonico.

 

1. E siamo arrivata alla miglior scena con “effetto sorpresa” della storia della televisione, questo non solo a detta mia, ma di molti altri: ultima puntata della quarta stagione di Dexter. Siamo alla fine di quella che a mio avviso è la serie più bella e complessa del telefilm: il rapporto sottile e misterioso tra i due serial killer, l’altro assassino che è come Dexter, ma in realtà non è veramente come lui perchè commette l’errore più grande che infrange il “Codice”: uccide innocenti. Il finale, tragico, arriva quando tutto ormai sembra risolto e volgersi per il meglio. Vivamente sconsigliato se non l’avete mai vista proprio per non perdere l’effetto sorpresa più bello trasmesso da un telefilm.

 

In attesa di decidere la prossima serie televisiva, ho pensato di spendere due parole per questo attore che ha dimostrato di avere ottime capacità. La mia conoscenza di mister Hall è avvenuta al contrario: avendo iniziato a vedere prima Dexter e poi Six feet under (che è il telefilm di questo periodo). Ha fatto anche qualche film, di cui il più famoso pervenuto in Italia probabilmente è Paycheck e anche qualche altra serie Tv, ma sono in quelle sopracitate che è protagonista indiscusso. Vediamo un po’: in ordine cronologico lo troviamo impresario funebre di Los Angeles, gay, isterico e insicuro; dal 2006 invece è un ematologo della scientifica di Miami di giorno e serial killer freddo e spietato di notte.

Qui più in versione Six feet under

Due ruoli antitetici come l’est e l’ovest dove si svolgono i due telefilm, che però l’attore non pare abbia problemi a rappresentare. Di sicuro è in Dexter che dimostrerà tutta la sua bravura riuscendo perfettamente a dare quelle sfumature e quella profondità al personaggio che sono sicuramente tra gli elementi che più hanno contribuito al successo della serie.Non è il solito ruolo in cui basta fare il cattivo assetato di sangue: Dexter è un poliziotto, un serial killer, il fratello di un poliziotta, il figlio di una tossica, il figlio adottivo di un poliziotto in gamba, un padre e un marito, un giustiziere e Hall riesce perfettamente a rendere ogni cosa conferendo delle caratteristiche che rendono la visione ma, soprattutto, la comprensione della storia e del personaggio di Dexter molto più fluidi e immediati.

Bello, cattivo, sporco e sudato

Durante Six feet under il suo personaggio ha evoluzioni e un cambiamenti (come avviene per tutti i protagonisti che militano nella serie): se nella prima stagione è un figlio che deve gestire l’impresa funebre di famiglia, frustrato di non riuscire a vivere a pieno la sua omosessualità, insicuro, impaurito e pieno di rancore verso il fratello che appena ha potuto se n’è andato pur di non fare il becchino. Puntata dopo puntata e stagione dopo stagione David Fisher riuscirà a prendere sempre più coscienza di sè stesso, lo vediamo molto meno impegnato con il lavoro e prendersi un po’ di quella libertà che gli era stata preclusa essendosi sacrificato per il bene della famglia a discapito della propria vita privata. Mentre l’evoluzione e i cambiamenti di Dexter sono molto privati, personali, più da considerarsi come un viaggio introspettivo; tutto ciò che accade a David dipende molto anche da chi lo circonda ed è normale: il serial killer è solo, tutta la vita che si costruisce è una copertura del suo vero io, l’impresario funebre invece ha un’impresa di famiglia e in essa fatica a trovare una sua identità.

Personalmente da me molti applausi per lui e per la professionalità con cui ha continuato a lavorare nonostante il linfoma.