Quando una legge sulla morale alimenta la criminalità

Pubblicato: 10/02/2012 in Still on air
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Atlantic City, 1920. When alcohol was outlawed, outlaws became kings. (Tagline del telefilm)

Quando una rete come l’HBO si prende in carico una serie e un regista come Scorsese decide di finanziarla e di girare la prima puntata, c’è solo una cosa da fare: prendersi la briga di vederla e con molta attenzione. Essendo abituata a guardare le serie tutte insieme, ho atteso che iniziasse almeno la seconda stagione (e di finire altri telefilm che mi si erano accumulati) per farmi un’idea se tutto il clamore che si era creato attorno a Boardwalk Empire fosse giustificato. Bhè LO E’! Preannuncio che le prime puntate sono un pochino lente da ingranare; registi e sceneggiatori si sono presi un po’ più tempo per disegnare e dare spessore ai vari personaggi.

“Noi abbiamo whisky, vino, donne, musica e slot machines. Non negherò mai tutto ciò e non chiederò scusa. Se la maggioranza della gente non l'avesse voluto, non sarebbe stato profittevole e dunque non sarebbe neppure esistito. Dunque, il solo fatto che esistono è la prova che la gente li vuole." (Il vero Nucky)

Questo telefilm, non solo può vantare il pilot più costoso della storia dei telefilm (18 milioni di dollari), ma anche una sceneggiatura, un’attenzione al dettaglio, alla fotografia e ai particolari come pochi altri telefilm al mondo. Anzitutto vi anticipo che è PROIBITO guardarla doppiata! Non è proprio pensabile. Il contesto in cui si svolge la storia richiede le voci originali. Perchè? Non sarò dispotica come altre persone che conosco e vi spiegherò il motivo. Siamo negli anni ’20 del XX secolo, epoca di proibizionismo, quando l’America voleva darsi un tono e iniziare a contare sulla bilancia dell’economia mondiale. L’America è sempre più la terra degli immigrati e, finita la prima guerra mondiale, un flusso immenso di Europei lascia il Vecchio continente per il Nuovo. Pensate che la persone che giravano per le strade quel periodo, parlassero tutti un’inglese Oxfordiano? Ovviamente no! Seguire Boardwalk Empire in originale ci fa capire chi ha costruito l’America in quegli anni: irlandesi, italiani, slavi, neri, ebrei. Ognuno con il suo accento, i propri tratti culturali e, perchè no, anche i clichè legati ad essi. Quindi ricordate: originale sottotitolato in italiano, in bielorusso, in cirillico, fate come vi pare, ma pensare di guardarlo doppiato significa perdere metà della sua bellezza.


La trama è gira attorno alla vita di “Nucky” Thompson un gangster e politico vissuto realmente ad Atlantic City (quello vero si chiamava Nucky Johnson). La sua forza risiede nel riuscire a raccontare di quanto il proibizionismo abbia aumentato vorticosamente il potere dei criminali, di come la loro avanzata sia stata tanto politica quanto violenta; di come il sistema fosse corrotto dall’interno, ma tirato a lucido e splendente di facciata. Dell’ipocrisia che ha sempre circondato decisioni e leggi discutibili e apparentemente create per esser fatte rispettare dal popolo e mai dai potenti. Come se proibire l’alcol potesse essere veramente una soluzione per ristabilire una moralità religiosa che sembrava smarrita. Tale richiesta da parte dei “Gruppi sulla temperanza” fece il gioco di numerosi criminali, tra cui Al Capone è il più famoso e celebre e che nel telefilm appare giovanissimo e ai suoi primi “lavori”. Non per niente il gangsterismo nacque in questi anni. L’italoamericano pare riuscì ad accumulare una cifra che si aggira attorno all’odierno MILIARDO di dollari.
La serie trovandosi ancora agli inizi è un po’ acerba e ancora non ci dà chiaramente una bussola su come si evolveranno gli eventi, ma un messaggio pare arrivare chiaro: siamo sicuri che il proibizionismo nacque per motivi religiosi e moralistici? Basati su posizioni fondamentaliste? O semplicemente i politici fiutarono l’occasione di diventare oscenamente ricchi a discapito di cittadini? In una famosa intervista Al Capone affermò:

Ho fatto i soldi fornendo un prodotto richiesto dalla gente. Se questo è illegale, anche i miei clienti, centinaia di persone della buona società, infrangono la legge. La sola differenza fra noi è che io vendo e loro comprano. Tutti mi chiamano gangster. Io mi definisco un uomo d’affari.

Strafottente? Sicuramente. Bugiardo? Non del tutto.
Se leggiamo la vita del vero Enoch Johnson (il cognome vorrà forse essere un omaggio alla famosa arma simbolo di quegli anni?) non è assolutamente mal rappresentata. Anche lui come Al Capone intuì il potenziale che avrebbe avuto sfruttare l’illegalità dell’alcol a proprio favore. Come Tesoriere e più potente Repubblicano del New Jersey capì che Atlantic City sarebbe stata l’idea su cui è stata costruita Las Vegas: un “parco giochi” per adulti dove poter realizzare tutto ciò che è proibito: bere, giocare d’azzardo e andare a mignotte. Non solo ciò era sotto gli occhi della gente, ma gli stessi cittadini, in gran parte, ne sfruttarono l’immagine turistica che ne nacque.
Ecco un telefilm che ti fa capire tutte queste cose, che ti porta a riflettere, a curiosare, a leggere e cercare altre notizie; una storia che sa essere fedele alla realtà dandogli dei toni televisivi e più fruibili è una storia vincente. Incuriosisce, è piacevole da guardare, è ben curata…che altro aggiungere?
Solo due piccole note, un’altra di lode e un neo. La lode va alla sigla iniziale: semplicemente stupenda. Buscemi che fuma una sigaretta in riva al mare che viene “inondato” di bottiglie d’alcol che circondano il nostro protagonista e lui che si allontana con le  scarpe pulite, asciutte e lucidate. Questa sigla riesce a racchiudere nel suo minuto di introduzione il senso della storia. Semplicemente perfetta!
Il neo che invece ho notato e che secondo me potrebbe stonare un po’ è che non so quanto possa essere veritiero che tutte le donne negli anni ’20 sapessero leggere e scrivere in maniera fluida come ci viene mostrato. Lo so è un particolare su cui potrei andare oltre, ma che stona con la precisione nel ricreare lo scenario di quegli anni, il clima, gli ambienti, i costumi e tutto il resto.


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