Speciale: Michael C. Hall

Pubblicato: 22/10/2011 in Speciale
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In attesa di decidere la prossima serie televisiva, ho pensato di spendere due parole per questo attore che ha dimostrato di avere ottime capacità. La mia conoscenza di mister Hall è avvenuta al contrario: avendo iniziato a vedere prima Dexter e poi Six feet under (che è il telefilm di questo periodo). Ha fatto anche qualche film, di cui il più famoso pervenuto in Italia probabilmente è Paycheck e anche qualche altra serie Tv, ma sono in quelle sopracitate che è protagonista indiscusso. Vediamo un po’: in ordine cronologico lo troviamo impresario funebre di Los Angeles, gay, isterico e insicuro; dal 2006 invece è un ematologo della scientifica di Miami di giorno e serial killer freddo e spietato di notte.

Qui più in versione Six feet under

Due ruoli antitetici come l’est e l’ovest dove si svolgono i due telefilm, che però l’attore non pare abbia problemi a rappresentare. Di sicuro è in Dexter che dimostrerà tutta la sua bravura riuscendo perfettamente a dare quelle sfumature e quella profondità al personaggio che sono sicuramente tra gli elementi che più hanno contribuito al successo della serie.Non è il solito ruolo in cui basta fare il cattivo assetato di sangue: Dexter è un poliziotto, un serial killer, il fratello di un poliziotta, il figlio di una tossica, il figlio adottivo di un poliziotto in gamba, un padre e un marito, un giustiziere e Hall riesce perfettamente a rendere ogni cosa conferendo delle caratteristiche che rendono la visione ma, soprattutto, la comprensione della storia e del personaggio di Dexter molto più fluidi e immediati.

Bello, cattivo, sporco e sudato

Durante Six feet under il suo personaggio ha evoluzioni e un cambiamenti (come avviene per tutti i protagonisti che militano nella serie): se nella prima stagione è un figlio che deve gestire l’impresa funebre di famiglia, frustrato di non riuscire a vivere a pieno la sua omosessualità, insicuro, impaurito e pieno di rancore verso il fratello che appena ha potuto se n’è andato pur di non fare il becchino. Puntata dopo puntata e stagione dopo stagione David Fisher riuscirà a prendere sempre più coscienza di sè stesso, lo vediamo molto meno impegnato con il lavoro e prendersi un po’ di quella libertà che gli era stata preclusa essendosi sacrificato per il bene della famglia a discapito della propria vita privata. Mentre l’evoluzione e i cambiamenti di Dexter sono molto privati, personali, più da considerarsi come un viaggio introspettivo; tutto ciò che accade a David dipende molto anche da chi lo circonda ed è normale: il serial killer è solo, tutta la vita che si costruisce è una copertura del suo vero io, l’impresario funebre invece ha un’impresa di famiglia e in essa fatica a trovare una sua identità.

Personalmente da me molti applausi per lui e per la professionalità con cui ha continuato a lavorare nonostante il linfoma.

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