Piccolo break mentre cerco l’ispirazione per parlare di un altro telefilm, inauguro la prevista categoria degli “speciali” in cui capiterà di parlare e “riflettere” (si fa per dire) su alcuni aspetti delle serie televisive. Girando per la rete a caccia di un’idea, ho scoperto diversi siti interamente dedicati ai telefilm… a TUTTI i telefilm!

Sarò sincera: mi sono spaventata e non poco notando la mole pressoché infinita di serie TV che viene prodotta in America. È praticamente impossibile seguirle tutte. Si possono passare circa 2-3 ore al giorno, TUTTI i giorni vedendo una puntata diversa, di telefilm diversi. Non c’è un argomento, fatto o situazione che non sia stato trattato (ormai manca solo una sit-com sui tassisti e siamo a posto!). Non contiamo poi le mini serie prodotte da Sky, Fox e mettiamoci pure la RAI (che una su un milione la tira fuori buona di tanto in tanto), perché sennò il numero lieviterebbe vorticosamente.

Ovviamente alcune hanno più successo di altre e questo spesso incide sulla loro dura in termini di numero di stagione (ma non sempre, guardate ad esempio Romanzo Criminale: 2 stagioni, massimo successo). Diciamo la verità: sono poche quelle che verranno tramandate con entusiasmo ai posteri e il motivo può sembra scontato, ma non sempre lo è, se non altro per gli appassionati che le seguono.

In proporzione a 30 anni fa, forse il numero di telefilm non è così diverso, soprattutto se pensiamo che negli anni ’80 c’erano, almeno in Italia, 4-6 canali e le trasmissioni 24h sono iniziate relativamente tardi, di conseguenza la programmazione da riempire era ben poca, in particolare se paragonata agli oltre 900 canali offerti da Sky. Sì è vero che anche negli anni ’90 se un format o un tipo di trama avevano successo veniva reimpastati e riproposti con titoli e attori diversi, ma fatti grosso modo della stessa materia (es. Beverly Hills 90210 e Melrose place), ma comunque non eccedevano mai troppo, ben consapevoli del fatto che abusare, nello stesso periodo di una storia avrebbe svalutato il prodotto (“Il miele più dolce nausea per la sua stessa dolcezza” diceva Shakespeare).

A quanto pare il XXI secolo ha voluto smentire questa nostra credenza. Prendiamo un esempio su tutti: i vampiri. Girando per il web sono riuscita a trovare ben 20 serie televisive americane prodotte dal 2000, circa, al 2010. Si parla di una media di due l’anno. Alcune interrotte alla prima stagione, altre arrivate anche a 5-6, altre ancora anche a 7 (vedi Buffy). Per tutto questo ringraziamo la signora Meyer che nel 2005 ha pensato bene di farsi pubblicare Twilight (la maggior parte dei 20 telefilm sopracitati ha produzioni che partono, per l’appunto dal 2005) che può vantare, in modo del tutto ingiustificato, il titolo di “fenomeno Twilight”. La figura del vampiro gotico, assetato di sangue, cacciatore spietato con una psicologia più o meno sottile si è andata completamente a farsi fottere, per favorire la nascita di un’immagine molto più adolescente-emo-depresso a cui mancano solo i brufoli che non si possono avere perché i vampiri, in via teoria, sono morti che camminano. Non paghi di aver invaso le librerie con della letteratura scadente e i cinema con film glitteranti, i produttori americani (a cui non va insegnato come fare i soldi), hanno iniziato a produrre telefilm come fossero pagnotte di pane. Andiamo a stilare una lista per avere le idee più chiare:

  • Angel (1999-2004)

  • Being human (2009- on air)

  • Blade (la serie non i film) (2006, una sola stagione)

  • Blood ties (2007-2008, canadese)

  • Buffy (1997-2003)

  • Demons (2009, mini serie TV)

  • Fear itself (2008-2009, una stagione)

  • I kissed a vampire (2009- on air)

  • Kindred: the embraced (1996, una stagione)

  • Moonlight (2007-2008, una stagione)

  • Sanctuary (2011- on air)

  • Split (2009, una stagione, Israeliana)

  • Supernatural (2005- on air)

  • The dresden files (2007, una stagione)

  • The gates (2010, una stagione)

  • True blood (2008- on air)

  • Valemont (2009- on air)

  • Vampire diarie (2009- on air)

  • Vampire high (2001- 2002, una stagione, canadese)

Bene dopo questa piccola lista, possiamo renderci conto meglio di come le cose siano andate in questi anni. Hanno iniziato con Kindred (flop mai arrivato in Italia), poi ci hanno riprovato con Buffy (ottimo successo), a seguire troviamo lo spin off di Angel (successo discreto). Quindi prima del 2000 non era un genere troppo abusato. Un altro tentativo ancora sull’onda di Buffy lo troviamo nel 2001 con Vampire high e poi il 2005 arriva la valanga di merda a investire tutto il nostro mondo, universalmente conosciuto con il nome di Twilight. Per fortuna il pubblico ogni tanto si rende conto di cosa sta passando in televisione e preferisce spegnere tutto e magari mettersi a leggere un libro serio e la maggior parte delle serie sono state sospese alla prima stagione per via del basso seguito che hanno suscitato.

Anche se più in là mi occuperò in maniera più esaustiva, vorrei solo accennare che di tutta la produzione degli ultimi anni, l’unico prodotto che mi pare veramente originale è True blood. Non ci propongono né l’immagine classica del vampiro, né un’adolescente emo la cui storia sembra scritta più per un’apologia dei valori mormonici che per intrattenere la gente dotata di cervello funzionante. Sono una bella presa in giro dei glitterini adolescenziali, mischiati con alcune idee veramente perverse del vampiro e delle relazioni che intrecciano con l’aggiunta di alcuni elementi della tradizione mitologico- letteraria (come licantropi, fate, mutaforma, magia e sciamanesimo). Inoltre l’idea dei vampiri che fanno “outing” e decidono di vivere allo scoperto è una trovata semplicemente geniale. Ma come ho già detto, approfondiremo l’argomento in un altro momento.

Per tornare a noi. Che senso ha tutta questo super produzione di serie televisive? Il motto qual’è? “Produciamo a rotta di collo, tanto tra tanta monnezza prima o poi quella con cui svoltiamo la troviamo?” Sì, può essere un modo di ragionare e pensare agli affari. Del resto il cinema americano non ragiona poi in maniera tanto diversa, perché non dovrebbe funzionare allo stesso modo per la TV, dove il rischio è anche minore e la diffusione maggiore? Ma quello che in realtà mi chiedo con molta più forza è: come fanno alcune persone a riuscire a seguire quasi tutti i telefilm in programmazione? Avete trovato il giratempo di Hermione e riuscite a dilatare le giornate? Avrete un lavoro o una scuola, dovrete nutrirvi e dormire, no? So che per molti patiti a questi livelli preoccupanti la vita sociale non è un problema se non c’è e mi rendo conto anche che nell’epoca di Internet gli orari e i palinsesti che si potrebbero sovrapporre non sono più un problema a cui pensare (io ad esempio vedo tutto tramite Internet, odiando le interruzioni pubblicitarie e non possedendo Sky né Premium), però ci vuole veramente tenacia e costanza. Se pensavo che le mie amichette (tra cui Lucia) fossero delle invasate che seguivano tante di quelle serie da non riuscire a capire come riuscissero a conciliare lavoro, vita sociale, studio, alimentazione e una decente alternanza di veglia/sonno, girando per certi forum mi sono resa conto che vicino a me ho delle persone normalissime, con una discreta passione per le serie televisive.

Ma tu ci hai aperto anche un blog!” penserete voi. Sì avete ragione, ma non mi sono mai considerata una malata. O meglio, non sono mai arrivata a farmi la pay tv per seguirle, non le guardo in maniera maniacale e la verità è che di solito inizio quello che mi viene consigliato da persone fidate e, come avrete intuito, sono parecchie le persone attorno a me con la mia stessa passione. Non me le vado a scovare, sono loro che arrivano a me nei modi più strambi! In più non ci scordiamo che io faccio rientrare nella categoria anche i cartoni animati e le mie vecchie e care serie tv del passato. Quelle che restavano uniche e che sapevi che dopo qualche anno non sarebbe arrivata nessuna brutta copia al loro posto, ma che anzi eri contento di ritrovare magari in una programmazione di metà mattinata per dire “Cavolo! una volta questa la faceva in prima serata!”

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commenti
  1. legendkiller83 ha detto:

    Chissà cosa ne pensano Tom Cruise e Brad Pitt di questo fenomeno.. Facciamogli un’intervista 😀 (chiedo scusa per la battutaccia!)

    • 8ren4 ha detto:

      Ahahahah con la partecipazione di un fichissimo Banderas e un giovane C. Slater???? 😉 Dai te la passo giusto perchè sei te 😉

  2. Lucia ha detto:

    Mah…in realtà vanno a tentativi, come in tutte le cose. C’è un sottogenere che “tira” e allora si tende a produrre dei prodotti che abbiano determinate caratteristiche. E’ sempre stato così. Pensa a quanti pilot vengono realizzati, da cui poi non si sviluppa nessuna serie.
    Anche perché, dato che ormai è stata citata, la mamma putativa della Meyer è proprio la Rice e via così in un albero genealogico che arriva fino a Le Fanu.
    Poi accade che, quasi per miracolo, si imbrocchi il telefilm giusto e allora viene fuori il True Blood della situazione.
    Io ho dovuto sfoltire la quantità di serie che guardavo…ho eliminato Fringe e BBT e Desperate Housewives. Purtroppo la natura stessa del serial è di causare dipendenza.
    Ma anche questa ondata finirà e ce ne sarà un’ altra con cui sostituirla. L’ importante è andarsi a tirare fuori le perle.
    Ecco, per esempio, un tuo articolo su Game of Thrones io lo aspetto, eh!

    • 8ren4 ha detto:

      Quando e se mi deciderò a vederlo, può darsi che lo recensirò Immagino sia la serie tratta da quei libri che state praticamente divorando tu e Pippy….Però so che se me lo consigli tu, ci sono alte possibilità che mi piaccia. Al momento sto per iniziare Six feet under, come da te suggerito.
      Ad ogni modo, si citiamo pure la Rice ma la differenza dall’epoca della Rice e quella della Meyer è il numero maggiorato con cui alcune serie (del tutto inutili) riescano a superare lo scoglio del pilot (in maniera del tutto ingiustificata). E’ questo quello che mi sconvolge. E secondo me il motivo è perchè il motto in America è quello che ho scritto nel post: ““Produciamo a rotta di collo, tanto tra tanta monnezza prima o poi quella con cui svoltiamo la troviamo?” O sbaglio?

      • Lucia ha detto:

        Ma neanche 😀
        In realtà il discorso qualitativo lo affrontano fino a un certo punto. INdividuano il filone e lo spremono all’ inverosimile. Succede anche qui da noi, solo che al posto dei vampiri abbiamo medici e carabinieri 😀

  3. 8ren4 ha detto:

    E con un budget anche leggermente inferiore….senza contare che magari a volte in America capita che fanno serie brutte, ma con una regia o fotografia o cast (o almeno due su tre) buoni, se non ottimi…qui in Italia…bhè insomma…diciamo che la fiction migliore prodotta ultimamente con un buon cast, buona regia, buona fotografia e buon argomento è Boris…che prende in giro i telefilm nostrani….e ho detto tutto…Però un post su Linda e il brigadiere chi ce lo toglie? 😀

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