Il paranormale che fa storia

Pubblicato: 31/08/2011 in Anni '90
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Il primo telefilm di cui parlerò non poteva che essere X-Files. SE mi chiedessero quale sia stata la prima serie che ho consapevolmente scelto di seguire, è questa. Mi spiego. Quando sei piccolo, solitamente, guardi i cartoni animati o i telefilm che vede tuo fratello più grande o i tuoi genitori. Hai un’interesse passivo, diciamo. Poi arriva un momento nella vita in cui hai un’illuminazione o scatta una scintilla e ti appassioni a qualcosa che è solo tuo.

Questa avventura comincia in una seconda serata di metà estate del ’94. Va in onda il pilot di una nuova serie, intitolata “X-Files”, che per dieci anni incollerà alla TV milioni di persone in tutto il mondo, segnerà un pezzo di storia della televisione e vincerà diversi e svariati premi della sua categoria. Ma quella sera d’estate tutto questo non lo sapeva ancora nessuno.

Nonostante gli inguardabili capelli uni all’osceno tailleur a cui hanno condannato Scully per almeno le prime due stagioni, la serie ha avuto subito successo.

In realtà ciò che ci faceva seguire in maniera così spasmodica questo telefilm ogni settimana era la risposta alla domanda: “Ma Samantha Fox, che cazzo di fine ha fatto?” Morta? Viva? Clonata? Rapita? Oppure ha inscenato tutta questa storia per fuggire alle Hawai e poter smettere finalmente di giocare a Stratego con il fratello? O, ancora, è stata si rapita, ma dalla mafia russa e per tutta la vita ha fatto la prostituta nelle periferie di Sanpietroburgo sperano che il fratello la smettesse di inseguire gli omini verdi e la venisse a salvare una volta per tutte?

Un’altra cosa che vorrei chiedere anche voi è: Chris Carter aveva un’amore così viscerale per la cantante Samantha Fox

 da volerci chiamare il personaggio chiave che spinge il protagonista a muovere tutti i suoi passi? Forza con le risposte e proposte.

(edit a posteriori: intendevo chiamare i due fratelli uno Samantha e l’altro Fox che di cognome fanno, ovviamente Mulder.)

Mano a mano che le stagioni vanno avanti la trama e i personaggi si infittiscono e si intrecciano.

Troppo presto perdiamo l’informatore più simpatico di Mulder, il quale con molta probabilità avrà rescisso il contratto dopo aver costatato che il suo personaggio si chiamava come uno dei film porno più famosi del cinema (Gola profonda).  La cosa che più mi colpiva delle stagioni di X-Files, però, erano i tempi perfetti in cui storie a sè stanti venivano alternate a episodi che raccontavano qualcosa sulla “cospirazione”, ovvero il filo conduttore di tutta la serie.

Cosa rende speciale X-Files? Potremmo dire che il motivo sia nell’originalità delle modalità con cui il telefilm veniva sviluppato. Ma c’è dell’altro. Spesso la serie di Chris Carter viene accostata a “Ai confini della realtà” (un giorno parlerò anche di lei), ma a differenza non tutti gli episodi sono autoconclusivi, ci sono personaggi fissi ed esiste un filo conduttore che si sviluppa stagione dopo stagione. In più riusciva a mixare perfettamente paranormale, diverse teorie del complotto e quel pizzico di populismo che nei prodotti americani in particolare, non gusta mai. La novità risiede nei modi in cui questi ingredienti interagivano. Nelle teorie della cospirazione  i suoi protagonisti controllano ogni campo della vita pubblica, vivono nell’ombra e agiscono in segreto. L’idea centrale è scoprire la verità e difatti il motto della serie è “La verità è là fuori” e il modo migliore per trovarla, secondo Carter, è indebolendo il sistema dall’interno. E’ questa, a mio parere, l’idea geniale che rende popolare X-Files. Non c’è un supereroe che combatte il male, ma ci sono due agenti, due persone abbastanza comuni (nelle prime puntate ci fanno capire che Mulder era considerato una specie di nerd sociopatico, relegato a lavorare negli scantinati dell’FBI), ma, allo stesso tempo, brillanti e intelligenti, che cercano di smascherare persone potenti, organizzate in tutto il mondo, che rappresentano un pericolo per “il popolo innocente”.

Avviene un capovolgimento dei classici stereotipi della narrativa paranormale, l’eroe è un maschio che crede in ciò che non è scienza e riesce, piano piano ad intaccare le ferme convinzioni della donna, che rappresenta lo scetticismo e la razionalità.

Scully: “Ho sempre considerato sacra la scienza. Ho sempre fiducia nei fatti accertati.

Mulder: “Non potremmo considerare gli eventi fantastici una possibilità?

Ma il vero capolavoro è nel finale. Tralasciamo l’orrore allo stato puro dell’ottava e nona stagione e saltiamo direttamente alle ultime due puntate. In un’ora e quarantacinque minuti vengono riassunti dieci anni di indagini, ma non troveremo l’happy ending. Mulder rischia di finire in galera e, assieme a Scully, dovranno fuggire per non essere continuamente perseguitati; la cospirazione non viene smascherata e i cattivi non ricevono punizioni. Una fine triste? No, perché Mulder la verità l’ha trovata e ora lui SA, conosce praticamente tutte le trame che compongono il disegno della cospirazione. Quella che inizialmente era una “caccia agli aliene” si è rivelato un percorso conoscitivo molto più profondo. Non è più il ragazzo pronto a gridare a tutti i network la “verità”, gli basta CONOSCERLA. La bellezza del sapere puro e semplice. Il “male” che ci circonda non è vinto, nè estirpato, resta nel mondo, ma non è più sconosciuto.

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commenti
  1. Flavio ha detto:

    Nonostante gli inguardabili capelli uni all’osceno tailleur a cui hanno condannato Scully per almeno le prime due stagioni, la serie ha avuto subito successo.

    oddio muahuahuahahuhauahhau

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